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di Pierluigi Panza

Corriere della Sera, 14 aprile 2026

La prima era stata “aperta” in dicembre a Milano, davanti a San Vittore, firmata da Michele De Lucchi. Ora per il carcere Nerio Fischione di Brescia è stata inaugurata la seconda Porta della Speranza, questa volta progettata da Stefano Boeri. Il progetto della Santa Sede su scala nazionale. È stata inaugurata presso la Casa Circondariale Nerio Fischione di Brescia la seconda “Porta della Speranza”, firmata da Stefano Boeri. Fa parte del progetto promosso da Fondazione Gravissimum Educationis, con il patrocinio di Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, in collaborazione con Ministero della Giustizia e altri partner e segue quella di Michele De Lucchi realizzata presso il carcere di San Vittore di Milano alcuni mesi fa.

L’intervento di Stefano Boeri si articola in due installazioni, una all’interno del carcere e una in Piazzale Arnaldo. La porta collocata all’interno del carcere diventa un’interfaccia permanente dedicata alle opportunità di lavoro, istruzione e formazione professionale. Una delle ante è trasformata in un grande display digitale, che aggiorna costantemente informazioni su offerte di lavoro, programmi di formazione, tirocini e collaborazioni promossi da imprese locali e cooperative sociali. In dialogo con questa, una porta identica è collocata in Piazzale Arnaldo. Qui la soglia si apre simbolicamente verso la cittadinanza, condividendo non solo opportunità di lavoro ma anche informazioni sulla realtà carceraria: condizioni di detenzione, fenomeno del sovraffollamento, lavoro quotidiano del personale penitenziario, degli operatori sanitari, dei volontari e delle persone detenute impegnate in attività culturali e artistiche.

Le porte sono formate da due ante in legno alte tre metri e larghe un metro e mezzo, attivano un doppio movimento - dalla città al carcere e dal carcere alla città - favorendo la circolazione di informazioni, opportunità e progetti oltre i confini istituzionali. “Una porta, non un muro, non una barriera, ma un passaggio, una soglia, un invito”, ha sottolineato l’arcivescovo Carlo Maria Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione: “Aprire una porta, anche quando non esiste un muro, significa riconoscere che nessuna vita è priva di futuro”.