di Valeria Pacella
Il Giorno, 30 novembre 2025
Comunicare per non perdere sé stessi. Questa è la comunicazione in un ambiente come il carcere, dove “comunicare è un modo per non sparire nel silenzio”, come hanno potuto appurare le studentesse del corso di Teoria e tecnica dell’informazione che hanno preso parte al progetto Zona 508, con la docente Marina Villa. L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra Associazione Carcere e Territorio, presieduta da Carlo Alberto Romano, detenuti degli istituti carcerari bresciani e il corso di Teoria e tecnica dell’informazione della Cattolica di Brescia, con l’obiettivo di riflettere attorno alla situazione carceraria italiana e bresciana in particolare, troppo spesso inadeguata rispetto a parametri indicati dalla normativa nazionale ed europea, ma anche da criteri di civiltà e tutela della dignità della persona.
Nei mesi fra la primavera e l’estate scorsi i ragazzi della Cattolica (Letizia Abampi, Martina Lanzetti, Kawthar Dridi, Anna Petrali e Sara Panteghini) e le redazioni della rivista Zona 508 hanno lavorato in parallelo ma a distanza (i primi nelle aule universitarie, le seconde nelle strutture del Nerio Fischione a Canton Mombello e del carcere di Verziano) attorno al tema della comunicazione. A una prima fase di ricerca e approfondimento ha fatto seguito un incontro diretto fra alcuni studenti e la redazione di Canton Mombello, che tutti i partecipanti hanno vissuto come momento di grande spessore umano e come occasione di crescita personale.
Frutto del lavoro svolto è l’ultimo numero della rivista Zona 508, che raccoglie testi e riflessioni di tutti i redattori coinvolti, presentato in Cattolica giovedì scorso. Le studentesse hanno riportato di esser state colpite dall’umanità delle persone con cui sono venute a contatto nelle redazioni del giornalino e da come i detenuti sentano l’esigenza di esprimere e comunicare quel che provano dentro, anche con disegni.










