Corriere della Sera, 25 aprile 2021
La Garante: "I fragili, per esempio, hanno ricevuto il Pfizer già nel mese di marzo". Non se ne parla, non abbastanza, eppure nonostante gli episodi di tensioni, il carcere - anzi, entrambi gli istituti penitenziari - bresciano è un modello da seguire a livello nazionale. Almeno per quanto riguarda la profilassi contro il Covid. Perché quasi tutti i detenuti sono già stati vaccinati: "Circa l'80%", conferma la garante per i loro diritti, Luisa Ravagnani.
"Qualcuno non ha voluto e ha rifiutato la dose, ma parliamo di una percentuale minima, mentre gli altri che non l'hanno ancora ricevuta sono in fase di valutazione per una serie di patologie e problematiche cliniche da approfondire" in modo che si scelgano tempi e vaccini adeguati. "I fragili, per esempio, hanno ricevuto il Pfizer già nel mese di marzo". E questo sia a Canton Mombello che a Verziano, dove "non si sono registrati né problemi organizzativi, né effetti collaterali gravi". Stesso discorso per il personale: "Anche gli agenti, sostanzialmente quasi tutti, si sono già sottoposti al vaccino, eccezion fatta per coloro che non hanno voluto".
L'auspicio, dunque, "è che si possa andare incontro alla ripresa dell'attività e dei contatti esterni per i detenuti che, ad oggi, vedono giusto me e gli operatori del centro diurno", come prevedono le direttive del Prap e del Dap (rispettivamente il provveditorato regionale e il dipartimento di amministrazione penitenziaria). "La situazione carceri in questo senso è diversa in tutta Italia e le differenze non aiutano, per esempio in relazione ai trasferimenti: un piano omogeneo significherebbe più sicurezza per tutti. Brescia insegna".











