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quibrescia.it, 4 giugno 2021


Da capire se Emiliano Dolcetti, deceduto a 47 anni e condannato per il delitto della zia, fosse adatto al carcere. La procura di Brescia ha acceso i riflettori sulla morte di Emiliano Dolcetti, l'uomo di 47 anni che era stato condannato in via definitiva a 18 anni e otto mesi di reclusione per il delitto, avvenuto nel luglio del 2010, della zia Carolina Ruffatto di 83 anni a Prevalle, in Valsabbia, nel bresciano.

Nel corso di quell'azione, durante la quale aveva brandito un'accetta, anche ferendo la cugina Franca, era sotto l'effetto di cocaina. Il detenuto, che aveva scontato un periodo di pena nel carcere di Canton Mombello, è deceduto alla Poliambulanza di Brescia dove era stato condotto dopo essersi sentito male nell'istituto di pena. Ne dà notizia il Giornale di Brescia.

E in questo ha pesato il fatto che l'uomo fosse stato colpito da un tumore e fosse, quindi, un malato oncologico. Sul corpo dell'uomo è già stata effettuata l'autopsia, mentre la procura ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati un medico operativo nel carcere cittadino. In particolare, si vuole capire se il detenuto sia stato curato a dovere e se il regime di carcere per lui fosse compatibile. E ad alimentare il fascicolo della magistratura ci sono anche gli atti medici inviati proprio dall'ospedale dove Dolcetti è deceduto.

Nel 2018 Emiliano Dolcetti era stato sottoposto a un intervento chirurgico per il tumore e in quel momento il tribunale di Sorveglianza aveva sospeso la permanenza in carcere. Per lui la pena dal tribunale di Brescia per il delitto della zia era stata accertata dal fatto che l'uomo, dopo una perizia psichiatrica, fosse stato riconosciuto capace di intendere e volere.