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di Manuel Colosio

Corriere della Sera, 27 giugno 2025

La guida “Exit” realizzata dalla Cooperativa di Bessimo Onlus, Gruppo Peer e Gruppo “dimittendi” del centro diurno della casa circondariale di Brescia. Uscire dal carcere è una liberazione, ma la nostra Costituzione precisa anche come le pene devono “tendere alla rieducazione del condannato”. Se una volta usciti dalle patrie galere ci si ritrova senza casa, affetti, lavoro e soldi, come si può pensare di ripartire con una nuova vita? Difficile, se non impossibile, rendendo l’uscita quindi un momento delicato e critico quanto l’ingresso, quando l’attenzione è massima per scongiurare casi di suicidio o autolesionismo.

Per provare ad offrire una risposta sul territorio bresciano a chi ha scontato la pena ma non ha alcun punto di appoggio e non sa come muoversi, è stata realizzata la guida “Exit” dalla Cooperativa di Bessimo Onlus, Gruppo Peer e Gruppo “dimittendi” del centro diurno della casa circondariale di Brescia “che non intende essere una opzione risolutiva, ma un piccolo strumento di orientamento” spiega uno dei curatori e operatore in carcere, Marco Dotti, presentando anche il kit destinato a chi si lascia alle spalle questa esperienza senza avere nemmeno un euro sul conto: un biglietto dell’autobus, un buono pasto da dieci euro, una biro e due profilattici “che si aggiungono alle indicazioni di continuare a rivolgersi alle strutture che lavorano dentro e fuori dagli istituti di pena” aggiunge, ricordando come “la maggior parte di chi finisce in carcere non sono grandi criminali, ma soprattutto persone povere e relegate ai margini della società”.

Gli fa eco Matteo Pedroni, responsabile dell’area trattamentale all’interno degli istituti di pena bresciani, quando spiega come il carcere sia “diventato un contenitore di persone con problemi diffusi, dalle tossicodipendenze a patologie psichiatriche” e sulla stessa linea si ritrova anche la commissaria e vicecomandante della Polizia Penitenziaria del Nerio Fischione, Alessia Longo, quando ricorda come il carcere oggi sia spesso “un contenitore di marginalità sociale che ospita persone che delinquono perché si trovano in stato di abbandono”.

Un abbandono che si traduce in problemi, come quello della recidiva che caratterizza il circolo vizioso del ritorno in carcere una volta usciti perché ci si ritrova senza alternative. Quante volte accada non è dato sapere, visto che manca una analisi aggiornata del fenomeno, anche se “è assodato che le pene alternative riducono notevolmente la recidiva, mentre l’uscita dal carcere senza passaggi ad altre forme di detenzione la aumenta” afferma Pedroni. La strada dunque, oltre a fornire guide, kit di sopravvivenza, indicazioni di strutture alle quali rivolgersi, non può che passare da percorsi alternativi al carcere. Ridurrebbe la probabilità che i reati si ripetano. E la Costituzione sia rispettata”.