di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 29 marzo 2026
L’opera intende creare un ponte da carcere e città, trasformando le difficili condizioni di detenzione a Canton Mombello in opportunità concrete di dialogo, inclusione e lavoro. La (doppia) “Porta della Speranza” è realtà. L’opera, promossa dalla Fondazione Gravissimum Educationis con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione dello Stato Vaticano e realizzata a Brescia dall’Architetto Stefano Boeri, è un unicum all’interno del progetto internazionale che intende unire arte, formazione e inclusione sociale: una porta è stata infatti allestita all’interno del carcere di Canton Mombello e una seconda invece collocata in piazzale Arnaldo, uno dei simboli della vita sociale notturna della città.
Inaugurata venerdì 27 marzo 2026 con un incontro ufficiale nella sala del teatro della Casa Circndariale, l’opera intende creare un ponte concreto tra detenuti e comunità che vada ben oltre il semplice valore simbolico: quella realizzata nel panottico del Nerio Fischione è uno strumento operativo a disposizione dei detenuti che, grazie a un display digitale, offre aggiornamenti continui su opportunità di lavoro, percorsi di formazione e tirocini, creando un collegamento diretto con imprese, cooperative ed enti del territorio, mentre quella in Piazzale Arnaldo offre una funzione informativa e culturale rivolta alla cittadinanza raccontando le condizioni dentro il carcere, le attività e il lavoro quotidiano di detenuti e operatori.
Le due porte dialogano tra loro e intendono costruire una connessione tra carcere e città in modo da favorire un processo reale di inclusione e reinserimento. “Credo di non sbagliare dicendo che la parola speranza, in carcere, si chiama lavoro. Penso che una seria prospettiva di reinserimento nel mercato del lavoro e nella formazione professionale, siano per un detenuto tra le più convincenti ragioni per pensarsi fuori dalla condizione carceraria” afferma l’architetto Boeri, mentre Carlo Maria Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano insiste sul fatto si tratti di “una porta, non un muro, non una barriera, ma un passaggio, una soglia, un invito. Aprire una porta significa riconoscere che nessuna vita è priva di futuro”.
“Ho condiviso fin da subito la genialità dell’idea dell’architetto Boeri di sdoppiare la Porta” ha dichiarato invece il curatore artistico dei progetti internazionali, Davide Rampello, ribadendo come queste siano “due ante della stessa Porta, unite idealmente dalla cosa più importante per i detenuti: la ricerca del reinserimento una volta liberi, che si ottiene veramente solo grazie al lavoro”.
Determinante per la realizzazione e il funzionamento del progetto è stato il contributo di una rete ampia di partner pubblici e privati, tra i quali un ruolo centrale è stato svolto da Valore Italia, che ha curato la produzione e la gestione dei contenuti, ed Artwood Academy, realtà formativa specializzata nella filiera del legno-arredo che ha messo al servizio la propria esperienza per la realizzazione delle opere.
Un’ operazione pensata e voluta per sensibilizzare in generale sul tema carcere, ma anche per cercare di dare risposte concrete ai detenuti di Canton Mombello, alle prese con le risapute condizioni di invivibilità dovute al cronico sovraffollamento ed alla precarietà della struttura, tentando di trasformare difficoltà ed isolamento in strumenti di inclusione e reinserimento sociale. Una speranza, appunto.









