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di Federica Pacella

Il Giorno, 11 marzo 2026

Dalla casa di reclusione di Verziano, le voci delle detenute arrivano nel cuore del Tribunale di Brescia, per raccontare la reclusione da un punto di vista per certi versi inedito. Le donne recluse sono stabilmente il 4-5% dei detenuti, ma molto spesso sono corree dei propri partner. Nell’ambito degli spazi di ascolto e del laboratorio di teatro sociale, tenuti a Verziano da Fraternità Sistemi con l’équipe educativa dell’istituto e il supporto di Comune di Brescia, Rete Antiviolenza territoriale, Comunità Fraternità, sono emerse fragilità accomunate da relazioni violente, a cui si è iniziato a dare una risposta che, per molte detenute, si sta trasformando in una ritrovata libertà dalla violenza.

Lo ha raccontato Lara, nell’incontro organizzato in Tribunale sul progetto Libere ristrette. Per Lara, il giorno dell’arresto è arrivato, ad esempio, come un momento di liberazione dal baratro in cui l’aveva trascinata l’ex fidanzato. “Oggi sto facendo un percorso in cui sto capendo che posso farcela senza finire in relazioni tossiche”. Anche tra le mura di un carcere, l’amicizia può salvare, come è accaduto a Lara con Jasmine. “Quando sono arrivata, cercavo sempre lo scontro, ma trovavo assistenti ed educatrici che mi ascoltavano e provavano a farmi parlare”.

Anche per lei, è iniziato un percorso per affrancarsi dalla violenza della sua vita precedente, per riuscire a rialzarsi e a ritornare dai suoi tre figli. Francesca ha ricominciato la sua vita fuori dal carcere; grazie al progetto di genitorialità ha mantenuto il rapporto con le sue figlie. Le loro parole, come delle donne che partecipano al progetto, sono diventate un’installazione.