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di Lilina Golia


Corriere della Sera, 19 febbraio 2021

 

Brescia. "Sono innocente". L'ha scritto, nero su bianco, nel messaggio che ha lasciato ai familiari, prima di scendere in cantina, prendere una fune e farla finita. Ha scelto di morire un imprenditore del rottame di 60 anni, condannato poco più di una settimana fa in primo grado per fatture false, per uno dei tre filoni della maxi inchiesta antimafia Leonessa. Per l'imprenditore la pena più alta, sette anni e mezzo (la richiesta era di sei anni).

Per l'accusa era uno degli organizzatori dell'associazione a delinquere, uno dei finanziatori, oltre che utilizzatore delle fatture false per coprire operazioni in nero. Era finito in carcere anche con l'accusa di corruzione, nel secondo filone Leonessa: accusato di aver consegnato una mazzetta da 65 mila euro a un finanziere e a due funzionari Entrate per cambiare la valutazione sfavorevole della commissione tributaria regionale. Una condanna che non ha accettato. Che gli ha tolto la voglia di vivere. "Scusatemi - ha scritto ai Suoi - ma sono innocente".