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di Davide Vitacca

bresciaoggi.it, 13 dicembre 2023

Luisa Ravagnani ha presentato alla Commissione della Loggia i dati durante un incontro tenuto all’interno della struttura. Nonostante il sovraffollamento cronico, le telefonate alle famiglie ridotte rispetto al periodo Covid e le celle sempre chiuse, al Canton Mombello si prova a intravedere uno spiraglio di futuro e di immaginare, a piccoli passi, un’idea di carcere che superi il concetto di punizione e punti alla funzione riabilitativa. La fotografia a luci e ombre della vita quotidiana all’interno della casa circondariale di Canton Mombello emerge con chiarezza dall’analisi estremamente lucida (ma non priva di coinvolgimento emotivo) che la dottoressa Luisa Ravagnani, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia, ha illustrato sotto forma di relazione annuale davanti alla commissione consiliare Servizi alla persona e Sanità: riunita all’interno del teatro della struttura detentiva per condividere insieme alla direzione e alle persone recluse un momento di riflessione legato alla Giornata internazionale dei diritti dell’uomo.

Il documento, dedicato alla memoria dei due detenuti scomparsi per cause naturali nel 2023, sottolinea una condizione di saturazione che è tristemente in linea con la media nazionale: da qualche settimana la popolazione carceraria italiana ha superato le 60 mila unità a fronte dei poco più d 51 mila posti ufficiali, mentre il Fischione ne accoglie 370 quando ne potrebbe accogliere al massimo 189, con evidenti ripercussioni sulla qualità di vita degli stessi ospiti, del personale di sorveglianza e degli operatori. “Gli spazi sono inadeguati e ciò comporta ovvi problemi di convivenza, ma non vanno trascurate nemmeno le conseguenze sulla salute mentale e sull’equilibrio psico-fisico”, ha rilevato Ravagnani, ricordando con amarezza la piaga dei suicidi che avvengono dietro le sbarre. “Il calo da 84 a 64 suicidi in un anno nelle carceri italiane non può comunque essere festeggiato -- ha fatto notare la Garante --Sono situazioni che non dovrebbero verificarsi”.

Giù le custodie cautelari - Sul fronte bresciano piccola positiva è la riduzione del ricorso alla custodia cautelare (dal 28,8% al 26,5% dei detenuti, in fase di rientro perciò nei limiti imposti dall’Europa) e il numero di detenuti che scontano una pena tra i 2 e i 5 anni: sono un terzo del totale e ciò apre a maggiori possibilità di reinserimento sociale. “A patto che anche la collettività sia disposta ad accoglierli e soprattutto che le realtà lavorative siano disposte a dare fiducia”, ha specificato Ravagnani. Collegato alla post detenzione, altro tema caldo esposto è la difficoltà di accedere all’assistenza sanitaria e di trovare soluzioni abitative. “Problema che per gli stranieri presente in misura maggiore anche in caso di assegnazione della libertà vigilata o di misure alternative, non avendo spesso a disposizione riferimenti familiari geograficamente vicini”, osserva la Garante.

Luce di speranza - Per spezzare la monotonia di una narrazione che produce molto spesso solo dati allarmanti, Ravagnani ha dato risalto a delle piccole fiammelle che rischiarano il buio: l’esperienza della biblioteca parlante, per sensibilizzare la cittadinanza attraverso testimonianze dirette, o il lavoro sui diritti umani mostrato alla Commissione attraverso letture dal vivo, con pensieri ispirati alla Dichiarazione Universale per tentare di vivere in modo utile e consapevole il tempo della pena.