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di Mara Rodella

Corriere della Sera, 3 agosto 2024

Una descrizione “straziante”: “Condizioni angosciose agli occhi di chiunque abbia sensibilità e coscienza. Indecorose per un Paese civile, quale deve essere l’Italia”. Con queste parole, una decina di giorni fa, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato la lettera ricevuta dai detenuti bresciani. “E siamo qui perché era doveroso darvi seguito”. In visita a Canton Mombello, venerdì 2 agosto, c’era l’avvocato Irma Conti, membro del collegio che costituisce il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. “Abbiamo constatato quella che effettivamente è una struttura difficile, antica. Davvero fatiscente. Sono entrata in una cella dove ci sono quindici persone e un bagno, nel quale si cucina. E addirittura una filiera di bottiglie per portare l’acqua calda al lavabo”. Le criticità maggiori, dice, “sono certamente strutturali”.

Ma, annuncia, al netto del “nuovo carcere” tanto dibattuto, anche a Canton Mombello si interverrà a livello strutturale: “Imminente una ristrutturazione temporanea, mi hanno spiegato. Poi c’è l’ampliamento di Verziano, da cronoprogramma a gennaio 2025, che non si può rimandare oltre: conterrebbe circa 264 persone, ne mancherebbero ancora cento da Brescia ma è comunque qualcosa, per poi prevedere un upgrade, intanto però iniziamo. Perché non si può più aspettare”.

In sintesi: “Canton Mombello va chiuso, un istituto del genere non è accettabile” dice lapidaria la garante. Ripensa alla lettera dei nostri detenuti: “Esemplare”, riflette, “la loro visione”. “sono perfettamente consapevoli dell’impegno profuso da tutti - cita la direzione, il comandante della penitenziaria, la responsabile sanitaria - teso a una gestione capace di tranquillizzare animi che in queste condizioni normalmente non sarebbero contenibili”.

“Così come i detenuti vivono quotidianamente con il sovraffollamento - hanno scritto loro nella lettera al Capo di Stato - gli stessi operatori sono costretti a conviverci e a fare i conti con i problemi che causa. Tutti quanti sono messi a dura prova ogni giorno e alla nostra sofferenza si somma la loro”. La speranza di Irma Conti (e non solo) è che i tempi siano brevi. L’impegno in questo senso - “massimo, verso un unico obiettivo” - è sia dell’Autorità garante, che rappresenta, sia personale: “Seguiremo questi lavori, sia per quanto riguarda la preannunciata ristrutturazione transitoria di Brescia che per l’ampliamento di Verziano. E con particolare attenzione, perché procrastinare, ribadisco, non è più tollerabile”.

Il suo plauso va all’attività introdotta con il terzo settore, con Confindustria, con le associazioni datoriali al fine di coniugare l’offerta lavoro e formativa per i detenuti: “È importante, perché la nostra missione deve essere proprio la funzione rieducativa della pena. Questa è la soluzione e questo qui a Brescia viene fatto nonostante le condizioni strutturali del carcere”. Colpita anche dall’efficienza di Canton Mombello sotto il profilo sanitario (“telemedicina, fascicoli elettronici, possibilità di fare rx”), la garante conferma un problema “vitale” comune a tutti i sessanta carceri visitati - “Brescia è uno dei più estremi” -: i detenuti psichiatrici. Purtroppo, “un dato allarmante ovunque”.