di Nicole Orlando
Corriere della Sera, 8 maggio 2026
Ci sono colloqui tra i ragazzi bullizzati e i loro aggressori, tra le donne vittime di violenza e gli uomini che le hanno assalite, oppure tra persone accusate di spaccio, reati ambientali o illeciti fiscali e le comunità danneggiate. Incontri protetti, su base volontaria e alla presenza di mediatori, per provare a ricomporre la frattura provocata dal reato. È lo strumento della giustizia riparativa, che corre lungo un binario parallelo - non alternativo - rispetto al procedimento penale e all’esecuzione di una pena. E a Brescia la giustizia riparativa ha ora una sede stabile: è stato inaugurato a Mompiano, in via Sant’Antonio 16, il primo Centro dedicato, all’interno dei locali della Provincia che già ospitavano il Centro di mediazione penale minorile.
Il servizio, ha ricordato la consigliera Nini Ferrari, è stato sostenuto dal 2004 dall’ente, “quando in Italia si parlava ancora poco di giustizia riparativa”. Dopo la riforma Cartabia del 2022 l’esperienza è confluita in un Centro esteso anche ai procedimenti ordinari e dunque a tutte le fasce d’età. Attivo dall’1 aprile, lavorerà in raccordo con l’omologo servizio di Bergamo. I due poli copriranno l’intero distretto della Corte d’Appello, e Brescia sarà riferimento anche per le province di Mantova e Cremona.
Dal 2008 sono stati circa mille i fascicoli trattati nell’ambito minorile. Per gli adulti, dal 2023, se ne contano 52, di cui 14 ancora aperti o da avviare, per un totale di oltre 200 persone coinvolte. Circa la metà dei fascicoli arriva a un programma di giustizia riparativa; negli altri casi il percorso può fermarsi ai colloqui preliminari. Il servizio è rivolto ad autori (o presunti autori) di reato, alle vittime e alle comunità ferite: una sfida “non solo amministrativa ma anche culturale”, ha sottolineato il vicesindaco Federico Manzoni. Quello della giustizia riparativa è un tema trasversale, che coinvolge diversi ambiti delle politiche cittadine, ha aggiunto poi, ricordando il ruolo del Comune come capofila.
Il servizio conta su un finanziamento del ministero della Giustizia da 240 mila euro all’anno e su sei mediatori, numero tuttavia ancora limitato rispetto alle necessità. E se l’auspicio è di un incremento degli operatori in forze al nuovo centro, un ulteriore obiettivo è l’aumento del numero dei mediatori iscritti all’albo nazionale, da raggiungere anche con la collaborazione delle università. “La giustizia riparativa - ha spiegato Giovanna Di Rosa, presidente della Corte d’Appello - è uno strumento destinato ad assicurare un senso di giustizia più pieno, perché coinvolge non solo autore e vittima, ma anche la comunità colpita dal reato”.
Non si tratta, ha aggiunto, di affidare alla sola sanzione l’effetto della riparazione, ma di valorizzare “il dolore delle vittime e il senso di responsabilità dell’autore del reato”. Imprescindibile la volontà di aderire: nessuno può essere obbligato a partecipare. Ma il percorso, ricorda Di Rosa, è aperto “a chiunque abbia interesse” al superamento del conflitto.











