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di Monica Rossi

Il Giorno, 6 novembre 2025

Può esistere un’alternativa valida alla detenzione in carcere per mezzo dell’accoglienza abitativa temporanea o housing sociale in modo tale da garantire ai detenuti una vera inclusione sociale? Il progetto “Vale la pena - dalla reclusione all’inclusione”, realizzato in Lombardia e precisamente nel Comune di Brescia, utilizzando il Fondo Sociale Europeo (Fse) e il Programma Operativo Regionale (Por Fse Lombardia), si pone come primo obiettivo l’incremento dell’occupabilità e della partecipazione al mercato del lavoro delle persone maggiormente vulnerabili favorendo l’inclusione socio-lavorativa delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

In un contesto nel quale le carceri sono in stato di sovraffollamento e il tasso di recidiva in regime ordinario è elevato, i detenuti (esclusi dal 41 bis e 4 bis) nei due istituti penitenziari di Brescia, Nerio Fischione e Verziano, sia nell’Ufficio di Esecuzione Penale esterna possono usufruire di una detenzione alternativa e di un orientamento al lavoro.

Il coordinamento dell’azione Housing è stato affidato a un Agente di Rete e ogni persona accolta ha usufruito, oltre dell’ospitalità (posto letto in appartamento condiviso), anche di un supporto educativo sulla base delle necessità individuali e degli obiettivi specificati nel progetto. Il progetto ha concluso la sua terza edizione ed è in procinto di iniziare la quarta e i risultati sembrano confermare le attese, permettendo il reinserimento nella società attraverso il progetto di Housing Sociale e l’inserimento lavorativo che permettono loro nel corso del tempo di sviluppare una vera e propria autonomia e indipendenza economica.

Un altro risultato dell’iniziativa è l’abbattimento del tasso di recidiva che crolla dal 60% al 6% poiché i detenuti coinvolti sono in grado di reinserirsi, con il sostegno del progetto, nella società e non devono ricorrere ad ulteriori reati. “Per Regione Lombardia - ha affermato l’assessora Elena Lucchini - promuovere l’inclusione sociale è una priorità di mandato, così come garantire il fine rieducativo della pena e la prevenzione della recidiva. Grazie alle risorse che metteremo a disposizione e alla consueta collaborazione del Terzo Settore possiamo superare le logiche settoriali per la definizione di processi di inclusione attiva. Lo faremo attraverso l’integrazione tra le diverse aree di intervento, ovvero l’inclusione sociale, l’istruzione, la formazione e il lavoro”. A ciò si aggiunge la ricaduta positiva per l’intera comunità e il contributo al bene comune non solo grazie alla riduzione del tasso di criminalità, ma anche e soprattutto per il contributo nel superamento dei pregiudizi che spesso etichettano le persone che si trovano in regime di detenzione. ‘Vale la pena’ è un esempio di inclusione che il terzo settore, le istituzioni e la cittadinanza rendono concreta attraverso la costruzione di una solida rete di supporto alle persone svantaggiate.

Un altro importante progetto è stato portato avanti nel campo della medicina. A Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, il dispositivo Cicogna monitora a distanza le gestanti nel periodo finale della gravidanza. Basato su tecnologie indossabili e sulla trasmissione da remoto dei parametri rilevati, ha coinvolto aziende private e la Fondazione Irccs San Gerardo. Il dispositivo è costituito da una panciera molto leggera, facile da indossare, con una schiera di fonendoscopi che ascoltano l’addome della madre e che, attraverso l’analisi dei suoni, permette di identificare diversi parametri, dal battito cardiaco alle pulsazioni, fino ai movimenti del feto, come i colpetti e i pugnetti.