di Mario Pari
bresciaoggi.it, 13 aprile 2020
"Eccellentissimo Presidente Mattarella, ci affidiamo a Lei perché in una simile situazione di emergenza, indirizzi verso scelte mature e coraggiose la politica, affinché la finalità rieducativa della pena (che passa anche attraverso la tutela dei diritti fondamentali quali quello della salute) prevalga, ora più che mai, su quella retributiva ad ogni costo". Poi, la citazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: "Siamo tutti sulla stessa barca, nessuno sarà lasciato solo, nessuno si senta abbandonato a sé stesso".
Si conclude in questo modo la lettera, firmata da tutti i detenuti della casa circondariale di Brescia Nerio Fischione, rivolta al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio dei Ministri. Una lettera aperta in cui spiega Francesca Paola Lucrezi, direttore della casa circondariale bresciana, i detenuti "auspicano che il loro grido di aiuto sia accolto dalle autorità competenti, nell'adozione di provvedimenti emergenziali in grado di attenuare il sovraffollamento dei penitenziari italiani ed il relativo impatto nel caso di contagio all'interno degli stessi".
Nelle prime righe della lettera aperta si legge: "Attesa la drammatica situazione in cui versa il Paese e la conseguente crisi sanitaria ed economica, risulta incomprensibile dover constatare che la nostra classe politica sembra dare ascolto ai suoi più logori pregiudizi e rimanga inerte, nonostante il lutto sia entrato non solo nelle nostre famiglie, ma in modo silente anche nei nostri istituti penitenziari".
Quindi, il documento prosegue: "In questa triste pagina della nostra storia, in cui occorre unità e coesione tra gli esseri umani, posti su un livello paritetico e non quali cittadini di serie B, ruolo in cui ormai da sempre noi detenuti siamo relegati, chiediamo un nuovo relazionismo sociale atto ad una partecipazione collettiva come effetto della socializzazione".
Dopo aver invocato "un progetto di modifica culturale", i detenuti del "Nerio Fischione" evidenziano come "arrivino notizie, più o meno celate, di nuovi casi di contagio in alcuni istituti penitenziari, dove vengono colpiti agenti e detenuti". Non manca, nella lettera, la gratitudine per tutti coloro che, a partire dal direttore Francesca Paola Lucrezi, sono stati impegnati con il proprio lavoro e i propri sforzi, facendo in modo che "sino ad oggi la situazione non sia precipitata e sfociata in tragedia come in altri istituti".
Infine, nel documento, i punti propositivi, dal "distinguo tra i reati più gravi e quelli meno gravi (...), sino alla permanenza dell'emergenza sanitaria", nell'applicazione dell'articolo 4 bis O.P., all'"automatismo delle misure alternative alla detenzione coerenti con le attuali circostanze di pandemia" fino alla "concessione delle misure alternative ove ne ricorrano i requisiti", gli "arresti domiciliari o detenzione domiciliare".










