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Corriere della Sera, 4 giugno 2019

 

Sette studenti e quattro professori della Statale in carcere. Senza aver commesso reati e non a causa di una deriva securitaria, ma per aver partecipato al progetto "Clinica del lavoro" promosso dall'università in collaborazione con la Direzione degli istituti penitenziari di Brescia, l'Ordine e l'Associazione dei Consulenti del lavoro di Brescia, la Camera del lavoro di Brescia. Il lavoro di studenti e professori sarà presentato martedì in un convegno (ore 10) nella sede di Giurisprudenza.

Le cliniche legali sono laboratori nei quali gli studenti di diritto, sotto la supervisione di esperti, prestano un servizio gratuito di assistenza e consulenza legale alla comunità locale. Mutuate dall'esperienza anglosassone, l'università Statale di Brescia è stata la prima a portarle in Italia nel 2009. "Sono state molto apprezzate dagli studenti - spiega la professoressa Francesca Malzani - al punto che nel 2014 abbiamo fatto nascere anche la clinica del Lavoro".

Rivolta a studenti del corso triennale, su tematiche lavoristiche e non giudiziali, con identico accento pratico da un lato e di orientamento all'interesse pubblico dall'altro. Di qui i percorsi sull'inserimento lavorativo dei disabili o sulla sicurezza nel lavoro e quello appena concluso con i detenuti in carcere. Percorsi che mirano a favorire inclusione sociale e piena cittadinanza: "E in questo caso molto hanno a che fare con l'abbattimento di mura - sottolinea Francesca Malzani -. Hanno un'ottica di risocializzazione, funzionale a tutta la società, riducono la recidiva". Insomma, le cliniche legali e del lavoro sono ben più di un corso pratico per studenti.

L'ingresso in carcere è dello scorso anno, grazie a una collaborazione che ha tenuto insieme amministrazione penitenziaria, Camera del lavoro (in particolare il patronato Inca) e l'Ordine dei consulenti del lavoro. Gli studenti hanno raccolto le istanze dei detenuti: "Ma prima di farlo - ricorda la professoressa - c'è stato tutto un lavoro preliminare sull'empatia e sull'abbattimento degli stereotipi che circondano il carcere, facendo crescere la consapevolezza dei ragazzi".

Al termine del percorso è stata prodotta una guida sulle politiche del lavoro, destinata alle imprese, alle associazioni, agli operatori del carcere, e una brochure più snella e immediata da distribuire ai detenuti per avere informazioni su reddito di cittadinanza, Naspi, cosa fare in caso si abbia un lavoro e via dicendo. L'obiettivo dichiarato della guida è informare le imprese, il mondo della cooperazione e la società civile sulle opportunità di valorizzare iniziative tese al reinserimento di detenuti ed ex detenuti nel tessuto cittadino e non solo.

La prima parte del convegno che si terrà martedì (dal titolo esemplificativo: "Fondata sul lavoro. La clinica entra in carcere") traccerà il quadro istituzionale di riferimento, all'interno del quale si sono svolte le attività didattiche. Tra gli altri interverranno la direttrice delle carceri cittadine Francesca Paola Lucrezi, la garante dei diritti delle persone private della libertà personale Luisa Ravagnani, Silvia Spera (Camera del lavoro), Gianluca Moretti (Ordine dei consulenti del lavoro) e Carlo Alberto Romano (dipartimento di Giurisprudenza). La seconda parte del convegno darà voce all'esperienza degli studenti che hanno partecipato al progetto (Cheikh Baikoro, Sara Becciu, Gloria Bodini, Simone Colognesi, Martina Iotta, Suada Kuburi e Lorenzo Mangano) con la supervisione dei docenti (oltre a Francesca malzani anche Fabio Ravelli, Matteo Bodei e Nadia Zanini): "Il convegno - ricorda Franca Malzani - rende anche evidente la collaborazione con l'ordine dei Consulenti del lavoro, che sostiene in modo notevole (sia con risorse finanziarie che umane, ndr) il progetto".