di Mara Rodella
Corriere della Sera, 10 marzo 2022
Siglato un protocollo tra Procura generale e forze dell’ordine. D’ora in poi, sarà forse più “difficile” - almeno per qualcuno - ottenerle. Di contro, più “facile” sarà invece distinguere chi merita di espiare la sua condanna (non sospesa e fino a quattro anni) fuori da una cella. Affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare, liberazione anticipata o semilibertà: se concederle lo decide il Tribunale di Sorveglianza, che a Brescia conta 4 magistrati e che, proprio per evitare “incidenti di percorso” ha siglato un protocollo insieme a procura generale e forze dell’ordine, “in una logica di buon funzionamento della giustizia” precisa il pg Guido Rispoli, nella convinzione “la prospettiva sia il reinserimento in società”.
I controlli saranno intensificati, mirati, calibrati sulla caratura dei singoli casi e, soprattutto, “standardizzati” in modo da avere “un flusso omogeneo di dati decisivi, sul piano quantitativo e qualitativo” spiega il presidente vicario del Tribunale di Sorveglianza di Brescia, Gustavo Nanni.
Che precisa: “Bisogna procedere per dare piena attuazione all’importanza e alla serietà di questi benefici nell’ottica della Costituzione, affinché siano accompagnati dall’acquisizione di elementi di giudizio che consentano di valutare in modo approfondito il grado di pericolosità del condannato, la sua condotta dopo l’illecito con particolare riferimento all’atteggiamento assunto a fronte di danni alle vittime e alla collettività tutta specialmente nel caso di reati finanziari, tributari o ambientali, l’idoneità dei riferimenti famigliari e sociali e la solidità delle attività lavorative o socialmente utili che sorreggono l’esecuzione della pena esterna al carcere”.
Ad oggi a Brescia ci sono oltre 1.500 condannati in misura alternativa concessa in fase di esecuzione pena dall’ufficio. Ogni magistrato, di detenuti, ne segue circa 190. A Canton Mombello sono più o meno 200 i definitivi, 95 a Verziano. “Come Tribunale, ogni magistrato porta più o meno 25 fascicoli in udienza: detenuti che chiedono misure alternative o liberi in sospensione pena. All’anno, parliamo di 350 richieste di misure alternative per ogni magistrato davanti al collegio”.
Il picco negli ultimi due anni causa pandemia. Dal primo luglio 2020 al 30 giugno 2021 al Tribunale di Sorveglianza sono stati definiti 6.454 procedimenti 85.418 l’anno precedente) a fronte di 6.513 sopravvenienze, con un tasso di definizione passato dal 79% al 99%. Il solo Ufficio di Sorveglianza di Brescia ha definito 11.084 procedimenti contro i 10.963 sopravvenuti.
Rieducare quindi, ma anche rendere più efficienti gli uffici competenti. Per il questore, Giovanni Signer, questo protocollo è “uno strumento che renderà più performante il nostro lavoro sul territorio, una buona prassi di prevenzione”: competente per i reati di terrorismo, la questura focalizzerà l’attenzione su città e Desenzano, dove sorge il commissariato.
“Noi presidieremo la provincia grazie alle stazioni”, aggiunge il colonnello Gabriele Iemma, comandante provinciale dei carabinieri, sottolineando come “la nostra attività non si esaurisca in fase di indagine”. Sul piano pratico, “l’accordo mira a rendere standard i processi di acquisizione delle informazioni, per evitare l’elusione della sanzione penale”, fa eco il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Marco Tolla. Proprio in relazione ai reati fiscali, “è importante capire se la misura alternativa sia meritata anche con la disclosure della situazione patrimoniale”.
I controlli saranno stringenti, prima e durante la fase di esecuzione, annuncia il procuratore generale, affinché non si perda mai “il senso” di tutto il lavoro svolto prima. Per rieducare. Ed evitare, precisa Nanni, le misure alternative sfocino in un’esecuzione scorretta: “Lavori inesistenti, non seri, datori che lanciano vere e proprie offerte di impiego, fittizio e di copertura (“schema tipico della criminalità organizzata” sottolinea il questore) senza alcuna volontà di reinserimento, tali da portare alla sospensione o alla revoca dei benefici”.










