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di Manuel Colosio

Corriere della Sera, 10 dicembre 2024

Il 2024 doveva essere l’anno nel quale si era imboccata “la strada giusta per la realizzazione del nuovo carcere di cui da anni si sente impellente il bisogno”, auspicava nella relazione di dodici mesi fa la Garante delle persone private di libertà del Comune di Brescia, Luisa Ravagnani, ma su quella strada pare ci si sia persi ed oggi si scopre non solo che quei progetti sono lontani dall’essere realizzati, ma anche che le carceri bresciane risultano essere sempre più sovraffollate, con le celle di giorno ancora chiuse, diverse difficoltà ad accedere alle attività trattamentali, all’area sanitaria ed ai colloqui, acuendo le difficili relazioni tra detenuti, tribunale di sorveglianza e personale di polizia, mentre il “caro-detenzione”, causato dall’aumento dei prezzi nella lista della spesa, pesa sempre di più.

I numeri inseriti nella relazione 2024 fotografano bene questa situazione drammatica: il numero dei reclusi a Nerio Fischione a fine ottobre è passato dai 376 dello scorso anno a 377 di questo 2024, portando il tasso di sovraffollamento al 207% (vista capienza di 182 detenuti) e dunque ben sopra quello nazionale (121%), mentre prosegue il trend al ribasso degli stranieri, che passa da 46,8% a 43,2%. Durante l’anno il sovraffollamento a Canton Mombello è stato anche peggiore: a gennaio è stata sfiorata la soglia delle 400 presenze, mentre a luglio 385. Anche per quanto riguarda la casa di reclusione di Verziano poco o nulla è mutato: lo scorso ottobre erano 114 i detenuti (116 nel 2023) che fissano il tasso di sovraffollamento al 160% (71 i posti regolamentari). Qui si alza invece la percentuale di stranieri presenti, che passa dal 31% al 37,7%, mentre rimane invariata la presenza di donne (32%).

Eppure è stato un anno nel quale i riflettori sui detenuti sono stati accesi, eccome: diverse visite dentro le mura di politici nazionali e locali, incontri con magistrati e giudici, un documentario (“11 giorni” di Nicola Zambelli) che ha scosso le coscienze raccontando, attraverso le parole dei detenuti, le invivibili condizioni dentro quelle mura, messe anche nero su bianco anche nella lettera di denuncia che ha (inaspettatamente) ricevuto la risposta pubblica del Presidente della Repubblica Mattarella lo scorso luglio, dando così rilevanza nazionale al tema. Adesso si rilancia, con lo spettacolo teatrale di denuncia degli stessi detenuti “Terza branda”, che lunedì 9 dicembre ha animato la riunione della commissione comunale dentro il carcere “che per noi è un pezzo di città che va ascoltato” ha ribadito la sindaca Laura Castelletti.

Nonostante i continui sforzi da parte della Direzione, Garante, Comune di Brescia e terzo settore che hanno evitato (nonostante le invivibili condizioni) le tensioni evidenziate invece in altre carceri italiane, i problemi restano irrisolti e gli strumenti per attenuare la situazione sottoutilizzati: l’esecuzione penale esterna rimane un miraggio per la maggioranza dei detenuti e risulta difficilissimo trovare un impiego esterno, a causa delle lungaggini formali e mancanza di personale, così come è quasi impossibile reperire una casa idonea a svolgere le misure alternative, seppur Brescia possa contare da anni su una rete di housing sociale che offre risposte ad una quarantina di persone. Un impegno che, seppur costante, porta risultati con il contagocce: ci sono voluti due anni per trovare la quadra e installare finalmente 7 lavatrici e 7 asciugatrici richieste dai detenuti, mentre a luglio sono arrivati sei televisori nuovi e 42 ventolini per far almeno girare un po’ di aria che, dentro queste mura, rimane pesantissima.