di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 15 ottobre 2019
"Troppe assoluzioni". Accantonati i reati prescritti entro 2 anni. Processi a numero chiuso. Non oltre un predefinito tot l'anno. Anche a costo di instradare consapevolmente su un binario morto quelli destinati a prescriversi entro 2 anni. Una soluzione d'urto contro la presa in giro di "un produttivismo senza qualità" che, nell'ossessione di macinare statistiche, produce però già in primo grado pure un numero inaccettabile di assoluzioni (quasi una su due).
I responsabili degli uffici del distretto di Corte d'Appello di Brescia (uno dei più grandi fra i 26 italiani, che con quello di Milano si divide la Lombardia) insieme agli avvocati rinunciano all'ipocrisia auto-propagandistica delle cerimonie degli anni giudiziari, e si assumono invece una responsabilità: quella di mettere nero su bianco, e dunque di rendere controllabile anziché opaca nel non detto del fatto quotidiano, la presa d'atto della crisi di una grossa parte del sistema penale, quella dei processi per reati di competenza del giudice monocratico (come furti, truffe, ricettazioni), in particolare i giudizi su citazione diretta del pm.
Il punto di partenza è la constatazione che la quantità di procedimenti istruiti dalle Procure (spesso in maniera incompleta o sbrigativa) è fisicamente incompatibile con la capacità di definizione dei Tribunali (nel caso bresciano 6.50o arrivati contro 4.50o celebrati), con il risultato che le prime udienze sono fissate - ad esempio a Brescia e Bergamo - tra 2021 e 2023. Il che innesca una doppia catena di danni.
Ai cittadini, che pagano il prezzo (sempre personale, talvolta anche lavorativo) del restare appesi per anni già solo ad attendere un primo verdetto. Ma anche ai processi, perché poi in aula le deposizioni dei testi sono ormai scolorite dal tempo trascorso e cresce la possibilità di assoluzioni. Che infatti già in primo grado in giro per l'Italia sono spaventosamente alte, come il Corriere aveva additato in gennaio a partire da un rilievo del presidente del Tribunale di Torino: Brescia rileva ad esempio un tasso di assoluzione nel rito monocratico tra il 40% e il 45%, addirittura oltre il 50% sui furti, mentre nel collegiale va dal 20% al 35%. "Produrre magari meno ma almeno meglio" è l'obiettivo delle Linee Guida promosse dai presidenti della Corte d'Appello e del Tribunale bresciani, Claudio Castelli e Vittorio Masia, e condivise con Uffici giudiziari e Avvocatura.
Assunta una capacità massima di 4.000 processi l'anno a Brescia, 3.500 a Bergamo, 1.250 a Mantova, 1.150 a Cremona, entro questo tetto i calendari d'udienza verranno formati in proporzione con tre quote di processi. Quelli a "priorità legali", stabilite da leggi in base al tipo di reato; quelli a "priorità convenzionali", dipendenti dalle specificità socio-economiche del territorio (ad esempio lesioni da colpe professionali o gli infortuni sul lavoro); e infine i non prioritari, tra i quali - scelta delicata - quei reati la cui prescrizione sia destinata a maturare nei successivi 24 mesi e i cui processi dunque si presume non facciano in tempo ad essere celebrati.










