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di Alessandro Carini

Giornale di Brescia, 22 settembre 2022

È un unicum in tutta Italia, uno strumento che il sistema Brescia può orgogliosamente appuntarsi al petto. Lo era già nel 2019, al momento della prima sottoscrizione, lo è ancora oggi: si tratta del protocollo di collaborazione tra Confindustria Brescia, Istituti di pena, Garante dei detenuti e Tribunale di sorveglianza finalizzato a creare percorsi di inserimento lavorativo per la popolazione carceraria.

È stato rinnovato ieri nella sede dell’associazione degli industriali bresciani, “portando avanti con piacere - ha detto il presidente Franco Gussalli Beretta - un’iniziativa realizzata da chi mi ha preceduto alla guida di Confindustria Brescia”.

Valore legalità - L’accordo del 2019 ha portato all’assunzione stabile in un’azienda, alla fine del tirocinio di reinserimento sociale previsto dal documento stesso, con contratto a tempo pieno e determinato di una persona in esecuzione penale nel carcere di Verziano.

“Nonostante le difficoltà legate al Covid - ha sottolineato Beretta - abbiamo raggiunto questo importante risultato: un primo piccolo passo, che si è concretizzato. Ora andiamo avanti, convinti del fatto che il tema della legalità è centrale per la nostra associazione, che vuole essere attore credibile sul territorio e portatrice di un sistema etico-valoriale fondante per la nostra comunità. L’accordo è un passo avanti che testimonia la capacità di fare sistema delle istituzioni bresciane, con ricadute positive sugli ambienti di lavoro e sulla società civile nel suo complesso”.

L’attenzione di Confindustria Brescia alla legalità è testimoniata dalla delega specifica conferita alla vicepresidente Silvia Mangiavini, che ha evidenziato l’importanza del reinserimento dei detenuti: “Una persona in meno che vive di espedienti è una persona in più che contribuisce alla ricchezza della società. Inoltre, altro aspetto di primaria importanza, si aiuta a superare lo stigma sociale che colpisce il detenuto”.

Gli strumenti individuati sono, oltre al percorso di tirocinio finalizzato all’assunzione di una persona, un corso di formazione in carcere tarato sui bisogni formativi della popolazione carceraria e della domanda del mercato del lavoro del territorio (con probabile inizio a gennaio) e la sensibilizzazione degli iscritti a Confindustria ad ospitare tirocini finalizzati all’inclusione sociale e all’autonomia delle persone in esecuzione penale. In più si vuole instaurare, come ha sottolineato la stessa Mangiavini, “il dialogo tra gli imprenditori ed il mondo carcerario. In questa direzione andrà la riunione del Comitato direttivo dei Giovani imprenditori di Confindustria Brescia che si terrà all’interno del carcere, probabilmente già nel prossimo mese di novembre”.

Risposte - L’importanza del protocollo è stata sottolineata anche dai rappresentanti delle istituzioni che lavorano ogni giorno con i detenuti. Per il Garante, Luisa Ravagnani, “i detenuti chiedono ascolto e la sensibilità degli imprenditori bresciani è già una prima risposta. Ora posso tornare da loro e dire che c’è qualcun altro, al di fuori del mondo carcerario, che crede nel reinserimento”.

Per Francesca Paola Lucrezi, direttrice delle carceri di Brescia, “l’accordo mostra la lungimiranza degli imprenditori bresciani: il lavoro è cardine del recupero dei detenuti e un contributo fondamentale alla legalità”. Sostegno convinto anche dalla presidente del Tribunale di sorveglianza, Monica Cali.