di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
La relazione annuale certifica un aumento dei detenuti e il blocco delle misure alternative. Il cronico sovraffollamento, la carenza di personale, le difficoltà di accesso alle misure alternative e il concreto rischio di subire nuove condanne internazionali per l’Italia. È un quadro critico quanto articolato quello tracciato da Arianna Carminati, garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Brescia, nel suo intervento davanti alla commissione diritti alla persona. La garante e costituzionalista ha parlato dall’aula del consiglio comunale, scelta obbligata dopo che è stato negato di farlo, come gli anni scorsi, all’interno di Canton Mombello.
Non poteva che aprire quindi il suo intervento esprimendo rammarico per la decisione espressa dal Dipartimento amministrazione penitenziaria definita “un’occasione mancata, sia per dare un segnale concreto di vicinanza istituzionale sia per offrire ai detenuti una giornata diversa e un contatto diretto con le istituzioni locali”. Il diniego, legato a una circolare del DAP, solleva secondo la garante interrogativi di legittimità “poiché le circolari non costituiscono fonti del diritto e non possono prevalere sulla normativa vigente”.
Entrando invece nel merito dei dati, Carminati ha illustrato una situazione definita “estremamente preoccupante”. Al 31 dicembre 2025 i detenuti nella casa circondariale di Brescia erano 386, a fronte di 182 posti regolamentari, con un tasso di sovraffollamento del 212%. Un numero che, secondo gli ultimi dati disponibili, ha ormai superato le 400 presenze. “Anche incrementi apparentemente minimi - ha spiegato - producono effetti devastanti in un sistema già al limite. Il sovraffollamento ha conseguenze dirette sul rispetto dei diritti fondamentali”.
La garante ha ricordato quindi la condanna inflitta all’Italia nel 2013 (la sentenza Torregiani) dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per le condizioni inumane e degradanti delle carceri, sottolineando come oggi la quasi totalità dei detenuti abbia diritto a una misura riparatoria. Una situazione paradossale, “che porta a monetizzare la violazione di diritti umani che teoricamente non sarebbero monetizzabili, oppure attraverso risarcimenti o riduzioni di pena spesso tardive”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema delle misure alternative alla detenzione: nonostante la casa circondariale dovrebbe ospitare prevalentemente persone in attesa di giudizio, circa due terzi dei detenuti bresciani in realtà sono già condannati. Molti scontano pene brevi che consentirebbero, almeno in astratto, l’accesso all’esecuzione penale esterna. Ad impedirlo, nella maggior parte dei casi, non è la pericolosità, ma la mancanza di condizioni materiali adeguate, in particolare lavoro e abitazione.
Particolarmente critica la situazione dei detenuti di origine straniera, sovrarappresentati tra coloro che scontano pene brevi in carcere. L’irregolarità giuridica rende per loro difficile offrire opportunità lavorative stabili, creando un circolo vizioso che ostacola la risocializzazione e favorisce il ritorno all’illegalità. Carminati ha inoltre lanciato un allarme sulla crescente tendenza a rispondere alle fragilità sociali con l’inasprimento delle pene e l’ampliamento delle fattispecie di reato. Una deriva definita “eccessivamente penalistica” che, ha ricordato, è già stata censurata dalla Corte costituzionale e che rischia di condurre a nuove condanne da parte della Corte di Strasburgo. Un rischio che incide anche sull’immagine internazionale del Paese, come dimostrano recenti casi di estradizione negate verso l’Italia a causa delle condizioni carcerarie.
Tra le proposte avanzate per cercare di migliorare la situazione c’è l’invito a rafforzare l’attenzione verso l’esecuzione penale esterna e a valutare l’istituzione di un garante provinciale dei diritti delle persone private della libertà, per migliorare il coordinamento tra enti locali nella presa in carico di persone con gravi fragilità sociali, sanitarie ed economiche. In chiusura del suo intervento la garante ha ringraziato la Magistratura di Sorveglianza per la collaborazione e la direzione del carcere di Brescia Francesca Paola Lucrezi per la disponibilità e il confronto costante. “Nonostante le difficoltà strutturali e la grave carenza di personale - ha concluso - l’ascolto e la relazione umana restano strumenti fondamentali per alleviare la sofferenza e dare senso costituzionale alla pena.









