di Mara Rodella
Corriere della Sera, 3 novembre 2026
La sperimentazione promossa da Regione Lombardia. Tironi: “Da qui passa un futuro diverso”. “Si può fare. Perché il lavoro, dentro il carcere, è qualificato e il nostro obiettivo è dare ai detenuti una professionalità che sia spendibile anche fuori, in futuro”. Lo dice “gli altri imprenditori” e non solo ne è convinto, ma lo ha fatto - e lo sta ancora facendo - Marco Omodei, presidente della bresciana Bi Solution-Società cooperativa sociale Ets: “Nel 2019 abbiamo iniziato con i primi tre detenuti, lo scorso anno è arrivato un appalto a tempo limitato per un incarico delicato, di controllo qualità.
Siamo entrati in carcere, a Brescia, e dopo una selezione ad hoc abbiamo individuato una risorsa” da formare. Una donna. Ora la società ne ha un’altra, in tirocinio, da qualche settimana: “Vorremmo mantenerla”. Lo ha raccontato nel corso del convegno “Sportelli per il lavoro nel sistema penitenziario: la sperimentazione in Lombardia”, organizzato nella sede della Regione. Un’occasione per fare il punto, dopo quasi un anno, e snocciolare i numeri di un’iniziativa (nell’ambito di un più ampio progetto ministeriale) che vuole favorire il reinserimento sociale delle persone detenute grazie a percorsi personalizzati di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro, “affinché l’occupazione diventi la prima leva per conquistare l’autonomia ed evitare la recidiva, verso la costruzione di un futuro diverso di cui assumersi la responsabilità” ha detto l’assessora regionale all’Istruzione, formazione e lavoro Simona Tironi, che questo percorso lo ha fortemente voluto.
Gli Sportelli Lavoro sono entrati nelle carceri. A Canton Mombello il 17 febbraio scorso, a Verziano il 15 aprile. E in questi mesi, nel primo istituto sono stati sentiti a colloquio 120 detenuti, nel secondo 50, di cui venti donne. Otto gli operatori coinvolti (uno dedicato al collocamento mirato) - ascoltano, orientano, prendono in carico - anche per i corsi specifici di formazione. In tutto, 290 detenuti incontrati dagli addetti allo sportello - tra Brescia e Bergamo (700 a livello nazionale), generalmente verso fine pena in procinto di uscire (massimo 36 mesi prima da protocollo regionale, sottoscritto con Prap e Uiepelo nell’ottobre 2025), o in regime di pena alternativa. La sfida è soprattutto culturale, hanno convenuto sostanzialmente tutti i relatori.
Anche Giovanna Di Rosa, presidente della Corte d’appello di Brescia, con una lunga esperienza da magistrato di sorveglianza: “I percorsi detentivi acquistano un significato concreto e reale solo se finalizzati alla rieducazione vera”. E se “il diritto al lavoro è garantito dalla Costituzione”, fare rete “è il senso di un adempimento istituzionale” che ne rispetta i dettami. Il punto, per la presidente, “è restituire in modo utile queste persone alla società. Non è buonismo, ma lungimiranza”. Eppure, “resta da vincere un pregiudizio radicato, una delle ragioni per cui anche la persona più volenterosa, là dove non riceva ascolto, si troverà nuovamente in condizioni di bisogno e tornerà a delinquere”.
Un’esperienza, quella degli Sportelli Lavoro, che la direttrice degli istituti penitenziari bresciani, Francesca Paola Lucrezi, definisce “intensa e ispirante”, tale da guidare i detenuti “alla scoperta delle proprie potenzialità e competenze” e in cui diverse realtà “parlano un linguaggio comune nel loro interesse, rivitalizzando i contatti e ottimizzando le risorse: così, lo Stato si dimostra capace di fare sistema, una rete fondamentale per il ritorno in società” nell’auspicio di dare continuità a questa esperienza, obiettivo peraltro più volte sottolineato anche dall’assessora Tironi. “Le imprese - sottolinea anche la direttrice - hanno bisogno di fidarsi delle istituzioni e di entrare in contatto con loro”.
E non è finita. Oltre a “sensibilizzare maggiormente le aziende, “avvieremo un percorso di orientamento specialistico di gruppo, a Verziano, per le donne, molto spesso più fragili e non autonome: tre incontri, dal 25 novembre fino a gennaio”, annuncia Rachele Valentino, referente per le Politiche attive area detenzione: dopo i 6 inserimenti a Milano (con Amsa) e 1 a Lodi (Aprica) dal 2025 è pronta ad accogliere altri due detenuti: “Uno di Canton Mombello, l’altro di Verziano. Hanno già sostenuto i colloqui”.









