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di Paola Buizza

Brescia Oggi, 26 giugno 2026

L’associazione che riunisce gli avvocati penalisti interviene sul caso del 23enne che si è tolto la vita a Canton Mombello: “Fallimento del sistema”. “Un suicidio in carcere è sempre un fallimento del sistema”. Non usa mezzi termini la Camera Penale di Brescia che interviene con un comunicato sulla tragedia che si è consumata nel carcere di Brescia, dove un 23enne di origini indiane si è solto la vita. Il giovane - richiedente asilo in Italia da tre mesi - era stato arrestato domenica a Concesio per aver palpeggiato quattro ragazzine di tredici anni al parco acquatico Tibidabo. “Davanti alla perdita di una vita umana sotto la custodia dello Stato, il primo sentimento dovrebbe essere il silenzio e il rispetto” ma così non è stato.

Per questo l’associazione che riunisce gli avvocati penalisti di Brescia, chiede a tutti di fare una riflessione che vada oltre il fatto di cronaca. Perché, ancora una volta, il popolo dei social ha dato di sé la peggiore immagine possibile, senza umanità, senza alcun rispetto per la morte. Pronta a linciare e niente altro.

“Abbiamo assistito a una spaventosa e inaccettabile deriva d’odio sui social network. Parole cariche di ferocia e di festeggiamento per una morte che interpellano la nostra coscienza civile e giuridica. Come Camera Penale di Brescia, sentiamo il dovere di ricordare alcuni principi non negoziabili. Un arresto o un’accusa non equivalgono a una condanna. Nel nostro ordinamento, ogni persona è presunta innocente fino a sentenza definitiva”. E viene ribadito che “sostituire le aule di giustizia con il “tribunale dei social” è una deriva pericolosa per la democrazia. Quando una persona è privata della libertà, lo Stato diventa custode della sua incolumità fisica e, soprattutto, psichica. Un suicidio in carcere è sempre un fallimento del sistema. La gravità delle accuse non giustifica mai la disumanizzazione del presunto reo. La giustizia non è vendetta, né può essere lasciata in pasto alla rabbia della piazza virtuale”.

Sono parole che ci interrogano, che interrogano la società tutta sempre più solo pronta a giudicare, a scagliarsi, a sentenziare. “Questa morte non è solo una notizia di cronaca, è una tragedia che avrebbe dovuto essere evitata. I commenti intrisi di violenza che leggiamo non portano maggiore sicurezza, ma calpestano i pilastri della nostra civiltà giuridica”.

“Una società che abdica al diritto per abbracciare la barbarie del rancore ha già perso la sua battaglia più importante - conclude la Camera Penale di Brescia. I principi dello Stato di diritto, della dignità umana e del giusto processo devono essere rispettati, nelle aule di tribunale così come nel dibattito pubblico”.