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brindisireport.it, 30 settembre 2026

Lo spettacolo “Oltre i confini indoor” è l’occasione per una riflessione di Valentina Farina, garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Brindisi. Ieri mattina i cancelli della casa circondariale di Brindisi si sono aperti per accogliere istituzioni e stampa. Per me, che ogni giorno lavoro per la tutela dei diritti di chi vive la detenzione, è stato un momento di grande significato. Aprire le porte di un istituto di pena vuol dire mostrare ciò che accade “dentro”, perché solo una comunità che conosce e ascolta può prevenire il disagio e accompagnare davvero i percorsi di reinserimento. L’evento rientra nella campagna nazionale “Chi ben comincia. La comunità che previene”, promossa da Fondazione Puglia con Acri dal 24 settembre al 1° ottobre. Il riconoscimento a Brindisi conferma che il nostro territorio sa produrre modelli virtuosi di giustizia riparativa e di reinserimento sociale. Non è un caso isolato: è il frutto di anni di lavoro condiviso tra istituzione penitenziaria, enti regionali e terzo settore, che ci rende oggi un punto di riferimento per le buone pratiche nell’esecuzione penale.

Protagonista della mattinata è stato “Oltre i confini indoor - Da detenuti a danzatori professionisti”, laboratorio permanente di teatro-danza ideato e condotto dalla Compagnia d’Arte Dinamica AlphaZtl, con il coreografo Vito Alfarano e il drammaturgo Marcello Biscosi. Le coreografie sono state realizzate con il contributo di Daniele Corsa e Saul Daniele Ardillo. Sul palco, i detenuti Pasquale Camposeo e Roberto Ronzini con la danzatrice professionista Francesca De Giorgi. Dopo la proiezione del documentario “Gabbie: dentro e fuori lo sguardo” è andata in scena la performance dal vivo “Gabbie”, risultato concreto di un percorso che, attraverso il corpo e il movimento, restituisce dignità, disciplina e prospettiva.

Un plauso a chi investe nel cambiamento. Voglio dire con chiarezza il mio apprezzamento per le opportunità promosse da soggetti privati e del terzo settore. Realtà come la Compagnia AlphaZtl e Fondazione Puglia non si limitano a sostenere un progetto: mettono a disposizione competenze, professionalità, tempo e passione, e portano dentro le mura il talento e la cura che servono per costruire percorsi veri di crescita. Sono energie che integrano l’azione pubblica e la rendono più efficace. Il loro lavoro dimostra che il reinserimento non si realizza solo con le norme, ma con persone e organizzazioni che credono nel valore di ogni individuo e scelgono di scommettere su di lui. A loro va la mia più sincera gratitudine, con l’auspicio che questo esempio sia seguito da altre realtà del nostro territorio.

Il carcere non può essere il luogo dove finiscono tutte le fragilità. Sono convinta che il carcere sia l’unica istituzione dello Stato che non può dire di no a nessuno. Per questo ci arriva chi è passato per tutti gli altri servizi senza trovare risposte: persone senza dimora, persone con disagio psichico, persone con dipendenze. Quando povertà, marginalità e sofferenza non vengono intercettate sul territorio, la detenzione diventa la risposta a problemi che non le appartengono. Per questo dobbiamo rafforzare gli interventi sociali, sanitari e di accoglienza fuori dalle mura, così che il carcere possa svolgere meglio la sua funzione di trattamento e reinserimento.

Cultura, salute e diritti vanno insieme. Credo profondamente che giustizia e salute pubblica camminino fianco a fianco. Un’attività significativa dentro gli istituti, resa possibile dal terzo settore, è un investimento sul benessere psicofisico delle persone detenute e sulla prevenzione del disagio. La salute in carcere è un tema su cui è necessario investire, perché anche le persone detenute hanno diritto a un’assistenza sanitaria adeguata. Un carcere che promuove salute attraverso la cultura e il movimento restituisce alla società persone più consapevoli e più pronte a ricostruire la propria vita. Il mio ringraziamento va a Piero Rossi, Garante regionale, per il sostegno espresso al progetto, e a tutti i presenti: l’assessora regionale alla Cultura Silvia Miglietta, il presidente di Fondazione Puglia Antonio Castorani, la direttrice Valentina Meo Evoli, la responsabile dell’Area Educativa Mariella Ruggero, i rappresentanti delle Aree Sicurezza e Trattamentale e della polizia penitenziaria. Un grazie sincero anche agli operatori della stampa. L’attività del Garante non si esaurisce nella vigilanza sui diritti: è promozione, ricerca di opportunità, costruzione di ponti tra carcere e territorio. Continuerò a sostenere questo lavoro, convinta che investire nella dignità delle persone detenute significhi investire nella salute e nella sicurezza di tutta la comunità.