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di Paola Bari

brindisireport.it, 12 dicembre 2024

Non solo un percorso formativo finalizzato all’acquisizione di competenze e attestati ma anche e soprattutto un percorso umano, di riflessione, di cambiamento e speranza. Nella mattinata di oggi, mercoledì 11 dicembre, presso la casa circondariale di Brindisi, si è svolta la conferenza stampa di chiusura del progetto “Dike, dentroltre le sbarre”, realizzato dalla Cooperativa Il Sogno con sede a San Pietro Vernotico nell’ambito dell’avviso pubblico promosso dal provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria della Puglia e Basilicata. Con il patrocinio gratuito del Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale della provincia di Brindisi nella persona della dottoressa Valentina Farina, rappresenta una risposta concreta alle sfide della detenzione, il progetto ha avuto come obiettivo centrale il miglioramento del benessere dei detenuti attraverso percorsi formativi e iniziative innovative”. Si legge nella nota di presentazione.

Dodici detenuti della casa circondariale di Brindisi hanno conseguito certificati su competenze informatiche e l’attestato Haccp sulla salubrità degli alimenti. Ma soprattutto hanno attraversato un percorso di trasformazione interiore che è andato oltre ogni aspettativa. “Questo corso non era come gli altri, senza rendervene conto ci avete portato all’esterno del carcere anche se non fisicamente ma mentalmente, sembra quasi una magia”, spiega Antonello in un video podcast pubblicato su radio I-next, attraverso il quale i detenuti hanno avuto l’opportunità di raccontare in prima persona il proprio cammino di crescita e riflessione. “Non è tutto come si vede dall’esterno, noi siamo persone come tutti gli altri. Vogliamo solo riprenderci la nostra vita”.

Ed è proprio l’aspetto umano, che ha messo le persone al centro delle attività rendendole protagonista, che ha reso questo percorso un progetto vincente. Durante la conferenza che ha visto la partecipazione della direttrice del carcere Valentina Meo Evoli, Mariella Ruggiero, dottoressa pedagogica, Tamara De Luca, pedagogista esterna funzionaria altro ente pubblico, Roberta Casaluce e Barbara Mele, docenti dell’ente di formazione Dea Center, Arianna Albi, Federica De Luca e Andrea Bari, oltre che dei detenuti che hanno concluso il corso, è stato raccontato il progetto, durato tre mesi, ma anche il rapporto di fiducia, confidenza e speranza che ha unito chi stava dietro ai banchi e chi dietro alla scrivania che ha permesso agli stessi partecipanti di vivere un’esperienza fuori dal comune pur restando dentro quattro mura.

“La formazione, realizzata in collaborazione con Dea Center, ente accreditato dalla Regione Puglia, ha mirato a trasferire competenze tecniche e professionalizzanti, indispensabili per un reinserimento efficace nella società e nel mondo del lavoro. Parallelamente, la produzione di contenuti multimediali, come interviste e podcast, è stata curata dalla redazione di Radio iNext, progetto della Cooperativa Il Sogno, nato dall’avviso pubblico “Luoghi Comuni” iniziativa della Regione Puglia promossa dalle Politiche Giovanili e dall’Arti (Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione) sotto la guida di Andrea Bari, portando le storie dei detenuti oltre le mura del penitenziario”.

“Il progetto mi ha dato tanto, ero diffidente e titubante, grazie alla vostra bravura e determinazione sono riuscito ad aprirmi. Secondo me questo è un buon progetto che deve essere portato anche in altri istituti”. Inoltre “Un aspetto cruciale del progetto è stato il focus sulla famiglia. La detenzione non solo priva i detenuti della libertà, ma spesso spezza legami fondamentali per il loro equilibrio e il reinserimento sociale. Secondo Alain Bouregba, mantenere i legami familiari riduce significativamente il rischio di recidiva. Particolare attenzione è stata data ai padri detenuti, aiutandoli a riflettere sulle proprie scelte e sull’impatto che queste hanno sui figli. L’obiettivo? Promuovere una genitorialità responsabile, capace di rispondere ai bisogni affettivi ed educativi dei più piccoli”.