di Mimmo Mongelli
Gazzetta del Mezzogiorno, 17 novembre 2020
I parenti che arrivano da fuori violano il Dpcm. I parenti dei detenuti ristretti nel carcere di Brindisi costretti ad affrontare un dilemma shakespeariano: rinunciare ai colloqui con i propri congiunti o andare incontro ad una sanzione per violazione del Dpcm?
La maggior parte delle mogli, delle conviventi, dei genitori, dei fratelli e delle sorelle di chi è detenuto nella casa circondariale di via Appia il dilemma lo ha già risolto in favore dell'affetto per i propri cari: si recheranno ai colloqui pur sapendo che questo comporterà una sanzione.
Chi, ieri, ha telefonato in carcere per prenotare, come da consuetudine, il colloquio con il proprio caro che è detenuto, si è sentito rispondere che la prenotazione veniva registrata ma, contestualmente, è stato informato che dalla casa circondariale sarebbe partita la segnalazione alla Prefettura per chi raggiungeva Brindisi muovendosi da un altro comune.
I colloqui in carcere, dunque, proseguono, ma solo chi è residente a Brindisi può fruirne senza violare il Dpcm. Il problema di un'evidente disparità giuridica tra persone residenti in luoghi diversi è lapalissiano. Se durante il lockdown della scorsa primavera i colloqui erano stati cancellati, adesso è stata fatta una scelta diversa: i colloqui restano, ma sono solo per pochi intimi.
I parenti di chi è rinchiuso nel carcere di via Appia non ci stanno e preannunciano iniziative di protesta e sensibilizzazione su una situazione che è a dir poco kafkiana, anche perché - a sentire loro - i colloqui in carcere avvengono in una cornice di massima sicurezza (sanitaria).
Tant'è - sottolineano - gli incontri settimanali tra i detenuti e i loro congiunti non sono stati cancellati, solo che d'ora in avanti avranno un "costo" esorbitante per la maggior parte dei congiunti dei detenuti, che si vedranno recapitare a casa la sanzione per aver violato le norme dell'ultimo Dpcm.










