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di Emanuele Lentini

brindisireport.it, 21 aprile 2024

La Casa circondariale di via Appia sconta problemi analoghi a tutte le strutture italiane. L’intervista alla Garante delle persone private della libertà personale della Provincia, Valentina Farina: “Si tengono comunque diverse attività culturali e di reinserimento”. Chi arriva a Brindisi dalle superstrade, dopo la rotonda nota come “incrocio della morte”, può imboccare via Appia. Lì c’è un luogo noto, ma per molti sconosciuto: la Casa circondariale.

Attraverso le parole di Valentina Farina, la garante delle persone private della libertà personale della Provincia di Brindisi, è possibile alzare il velo e conoscere la situazione dei detenuti “tra le quattro mura”. Il punto di partenza è l’incontro in Provincia del 18 aprile scorso, per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sull’emergenza dei suicidi negli istituti di pena italiani.

Farina nel dicembre 2023 è entrata a far parte del coordinamento nazionale dei garanti delle persone private della libertà personale. Ha conseguito la laurea magistrale in scienze della Progettazione e Organizzazione dei Servizi Sociali, con votazione 110 e lode. Affianca i ruoli nel pubblico alla libera professione, ha ricoperto diversi incarichi e ha approfondito aspetti del volontariato, anche a livello internazionale. Di seguito, l’intervista concessa a BrindisiReport in cui cristallizza la situazione della casa circondariale di via Appia.

Da cosa nasce l’iniziativa di 18 aprile?

“Da quanto accaduto esattamente un mese prima: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato ‘sui suicidi in carcere servono interventi urgenti’. Questa giornata nasce a un mese preciso dalle parole di Mattarella. È una manifestazione nazionale che si è celebrata alla stessa ora in tutta Italia. Sono stati coinvolti magistratura, avvocatura, associazionismo. L’urgenza trattata è quella dei suicidi: siamo a quattro mesi e poco più dall’inizio dell’anno e il numero di suicidi a livello nazionale è molto alto. Questo ci fa pensare ai compiti dell’osservazione, alla problematica delle infrastrutture carcerarie e a quella del sottodimensionamento della polizia penitenziaria e delle figure professionali. Sono tutti argomenti che io e gli altri garanti abbiamo discusso col Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ndr)”.

Ecco, qual è il ruolo del Garante?

“Brindisi ha questa fortuna, ha il suo garante. Dopotutto ha diverse strutture che ospitano persone private della libertà personale. Mi preme ricordare non solo la casa circondariale, ma anche il Cpr e la Rems di Carovigno. La Provincia di Brindisi ha una funzione importante nella tutela delle persone private della libertà personale. Questo non perché le direzioni non se ne occupino, ma perché è giusto che le persone abbiano un proprio garante. La Provincia di Brindisi partecipa inoltre ai tavoli nazionali tematici con il ministro della Giustizia, con il garante nazionale e con chi è a capo del Dap”.

Qual è la situazione nella casa circondariale di Brindisi?

“Nel 2024 non sono stati registrati tentativi di suicidio, ma dal 2020 a oggi si contano 14 tentativi, uno compiuto purtroppo. Abbiamo però avuto la fortuna di aver registrato dodici lodi di riconoscimento alla polizia penitenziaria di Brindisi. Andando invece ad analizzare la situazione generale della casa circondariale di via Appia, il primo dato è quello comune a tutte le strutture italiane: il sovraffollamento. Al 17 aprile 2024 noi ospitiamo 206 detenuti, ma la capienza regolamentare è di 120 posti. Gli over 65 sono quattro, 150 i tossicodipendenti. Gli stranieri presenti sono 20”.

Come si affronta la dipendenza da sostanze in carcere?

“Giovedì era presente anche il direttore generale dell’Asl, perché l’argomento è molto sentito. All’interno delle case circondariali ci sono i Serd intramurari. Le figure professionali fanno parte dell’Asl. Il servizio andrebbe potenziato, perché mancano i medici, ma questo è un problema generale. E poi noi, come regione Puglia, abbiamo un altro problema: c’è una deliberazione di giunta che impone alle strutture socio-residenziali, come la Comunità Emmanuel o l’Airone, di non accogliere persone fino ad aprile 2024, questo perché la spesa sanitaria non ha più copertura. Vorremmo intervenire con la Regione per far comprendere che la situazione è allarmante”.

Questo crea un problema anche a livello sociale?

“Le disuguaglianze vengono accentuate nelle carceri: anche a Brindisi c’è un dislivello tra gruppi organizzati in base alla conoscenza pregressa e la moltitudine di emarginati, come coloro che hanno dipendenze da sostanze. È un sistema che genera ulteriori vittime. Il sovraffollamento non è l’unico problema: pensiamo alla non territorialità. Ci sono donne, famiglie e figli che viaggiano in auto per incontrare i propri cari che sono reclusi. Ci sono detenuti che da Brindisi vengono spostati in strutture più distanti. La scelta viene ovviamente fatta in base a criteri del Dap, ma anche in base al non inserimento su base volontaria di progetti avviati dalla casa circondariale”.

E qual è la situazione degli organici in via Appia? La polizia penitenziaria, per esempio...

“In via Appia gli effettivi sono 128, quelli previsti 126. Gli educatori della struttura effettivi sono cinque, in linea con quanto previsto. Per quanto riguarda l’Asl, ci sono due assistenti sociali - il secondo da pochissimi mesi - un medico e un infermiere. Questa è la situazione ad oggi”.

Nella casa circondariale di Brindisi si tengono diverse attività culturali, giusto?

“Per quanto riguarda le attività culturali, il carcere di Brindisi è uno degli istituti con il più alto tasso di attività sociali, culturali e formative a livello nazionale. La filiera del terzo settore in provincia di Brindisi è molto attiva sull’innovazione sociale, sulla progettazione sociale, sul teatro, sulla cinematografia, sulla fotografia. Ci sono anche servizi molto importanti, grazie alla flessibilità della direzione, come la mediazione interculturale e la mediazione famigliare e penale. Vengono offerti servizi di alta competenza e specializzazione”.

Infine, ma non per importanza, ci sono attività che puntano al reinserimento dei detenuti...

“Per quanto concerne la formazione scolastica, ci sono vari tipi di attività. Il detenuto ha disposizione una buona offerta formativa, grazie a protocolli sottoscritti con enti di formazione e Arpal. Ci sono vari strumenti per far sì che il reinserimento parta dall’interno della casa circondariale, in linea con ciò che è previsto dalla riforma Cartabia”.