agenparl.eu, 23 maggio 2024
“Le carceri sono per definizione luoghi chiusi, che dialogano poco con l’esterno. Grazie a un’intuizione del ministro Nordio abbiamo avviato otto mesi fa un percorso per favorire il lavoro e la formazione in carcere e costruire così un ponte tra interno ed esterno. Penso innanzitutto al ruolo del digitale. Occorre informatizzare il carcere, ma non questo o quel penitenziario. La sfida è intervenire su tutti i 189 carceri che abbiamo in Italia. Poi dobbiamo portare dentro il mercato, a partire ad esempio dai call center, anche qui con il coinvolgimento di tutto il sistema carcerario e con salario di mercato, in modo che sia poi il cavallo di troia per altri interventi sul piano infrastrutturale e formativo. L’obiettivo è la recidiva zero”. Così il presidente del CNEL Renato Brunetta in occasione della Lectio Magistralis tenuta dal Ministro Della Giustizia Carlo Nordio presso la Casa Circondariale di Rebibbia a Roma.
“Abbiamo messo in piedi, CNEL e Ministero della Giustizia, un grande progetto di inclusione per aprire il carcere alla società, puntando sul lavoro, la scuola, la formazione e ricongiungendo le reti della società civile, i soggetti pubblici e privati attivi in questo ambito, le forze sociali e il mondo del volontariato. È un progetto che vuole mettere a sistema le tante buone prassi e i casi esemplari sul territorio. In quest’ottica, stiamo attivando al CNEL un Segretariato permanente, per gestire e accompagnare i molti attori coinvolti, facilitando l’interconnessione tra reti istituzionali, parti sociali e terzo settore. Un’attività da realizzare in stretto raccordo con l’Amministrazione penitenziaria, la Cassa delle ammende, le cabine di regia territoriali”, ha affermato Brunetta.
“Conosciamo molto poco il capitale umano che è nelle carceri - ha sottolineato - e questo rende complicato fare formazione in modo efficace. Vi è anche un impatto negativo sugli esiti occupazionali. Per un detenuto su due non conosciamo il titolo di studio, per la platea degli stranieri arriviamo addirittura a due su tre. Per un terzo della popolazione carceraria non sappiamo la storia professionale personale, le esperienze lavorative. Per questo la profilazione è indispensabile e dobbiamo coinvolgere l’intero sistema universitario, per interventi che interessino tutte le carceri e tutti i detenuti. I 61mila reclusi, a cui si aggiungono altri 120mila condannati che scontano la pena all’esterno, con misure alternative, e ulteriori 100mila in attesa dell’esecuzione della pena dopo una sentenza definitiva”.
“La riabilitazione e il reinserimento dei detenuti è un obiettivo difficile ma raggiungibile, con l’obiettivo di azzerare la recidiva. Il lavoro dentro e fuori il carcere, la sua giusta remunerazione, l’istruzione e la formazione sono una leva eccezionale. È la logica win-win-win. Ci guadagniamo tutti: detenuti, cittadini e vittime, che possono trovare ristoro da questi processi di inclusione. Sembra follia ma non troppo. Se lavoriamo insieme ce la possiamo fare”, ha così concluso il presidente del CNEL.










