di Conchita Sannino
La Repubblica, 26 ottobre 2025
L’ex pm: “Sarebbe paradossale che tutti possano esprimersi tranne i magistrati. Falso che i cittadini abbiano voltato le spalle ai giudici”. “È stata un’assemblea molto partecipata, e densa. Ed è giusto: si sta uniti in passaggi come questo. Perché l’Associazione nazionale è la magistratura italiana. Ed è nell’Anm che le diverse posizioni, trovano una sintesi”. Edmondo Bruti Liberati è stato giudice, pm, consigliere Csm e soprattutto: procuratore di Milano negli anni in cui il centrodestra, con deputati e senatori, non esitava a manifestare contro le toghe, sulle scale di quel Palazzo di giustizia.
“Giusto dire no” è lo slogan dell’Anm contro la riforma. Il suo no come lo spiega a un cittadino che non ne sa nulla?
“La posta in gioco è molto importante per tutti i cittadini, non per le toghe. Perché il “riequilibrio dei poteri” tra esecutivo e giudiziario riguarda la democrazia. Perché l’indipendenza dei giudici e dei pm è garanzia dei diritti: è la condizione che assicura l’eguaglianza di tutti davanti alla legge”.
La destra assicura che l’indipendenza non sarà toccata...
“Ma scusi, cosa vale mantenere la proclamazione teorica della indipendenza delle toghe, quando si riduce alla quasi irrilevanza il Csm? Cioè l’istituto che la nostra Costituzione ha voluto garante dell’effettività di questa indipendenza”.
Lei boccia tutto l’impianto: anche la creazione dei due Csm e della Corte disciplinare?
“Sì, perché quel disegno è sbagliato. Spezzettato in due organi non comunicanti, al Csm si sottrae la competenza disciplinare per affidarla ad un’Alta corte con una disciplina le cui storture tecniche sono state sottolineate da tutti i costituzionalisti”.
E poi c’è il sorteggio dei membri di questi nuovi Palazzi...
“Appunto: che affida al caso il funzionamento di organi di tale rilevanza”.
Nordio torna a chiedervi sobrietà, “termini pacati”. Per lei, quale dev’essere la strategia?
“Sarebbe paradossale che tutti possano esprimersi, tranne i magistrati. Le critiche al senso complessivo della riforma, e ai singoli passaggi, hanno raccolto ampi consensi tra i costituzionalisti. E troveranno consenso nelle posizioni della società civile e, ovviamente, di partiti politici”.
Partiti che non sono ammessi nel comitato dell’Anm sorto per il no...
“Sì, ciascuno si muove nel suo ambito, coi suoi argomenti. Quelli dell’Anm sono sì argomenti “politici”, ma di “politica della giustizia”. Nulla di meno, nulla di più”.
Anche a Palazzo Chigi si ragiona sull’opportunità di “non personalizzare” la consultazione. Temono l’effetto Renzi 2016?
“Eppure proprio questo governo ha “politicizzato” la riforma, è evidente”.
Come lo avrebbe fatto?
“Con la blindatura del ddl Meloni/Nordio. Non un emendamento delle opposizioni è stato accolto; ignorati anche tutti gli aggiustamenti proposti da esperti, persino quelli favorevoli in linea di principio alla riforma”.
La destra confida nel calo di consenso della magistratura. E voi? La partita è ancora aperta?
“Il ministro Nordio, un anno fa, poneva questo quesito: “Siete contenti, cari cittadini, di com’è oggi la magistratura? Se non lo siete votate Sì al referendum”. Appello ad un plebiscito pro o contro la magistratura e con quesito tendenzioso”.
Quindi? Lo ribalterebbe?
“Direi, più semplicemente: e se poi i cittadini, giustamente preoccupati per le disfunzionalità del sistema, nel segreto dell’urna si ricordassero che “spettano al Ministro della Giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi della giustizia”, come dice l’articolo 110 della Carta? Il ministro pro tempore è proprio Nordio”.
Qualche errore l’avrete commesso anche voi. O no?
“Ai magistrati si deve chiedere umiltà, di rifuggire da ogni protagonismo personale, di rendere comprensibili le loro decisioni, di rispettare sempre la dignità delle persone, di impegnarsi per una giustizia più rapida. E ben vengano le critiche quando i magistrati non si dimostrano all’altezza: ma che non sia la delegittimazione del ruolo- essenziale - che svolgono per assicurare la convivenza civile”.
I cittadini vi ascolteranno?
“Non faccio previsioni. Dico che, in una sfiducia generalizzata verso le istituzioni, la magistratura si colloca a un livello ancora alto di fiducia: tra il 35 e il 45 per cento”.











