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di Liana Milella


La Repubblica, 21 giugno 2021

 

L'ex procuratore di Milano ed ex presidente dell'Anm di Salvini dice: "È spesso in conflitto con i principi acquisiti in Europa". Il referendum sulla separazione delle carriere? "Solo propaganda, la Consulta lo boccerà". "Insensato" il quesito sulla custodia cautelare. La responsabilità civile? "Renderà il giudice più timoroso di fronte ai casi difficili"

 

Lei, Edmondo Bruti Liberati, è stato procuratore di Milano, ma anche leader dell'Anm negli anni caldi dello scontro con Berlusconi. Nonché figura di spicco di Magistratura democratica. L'ultimo protagonista ad aver organizzato uno sciopero per garantire l'autonomia delle toghe. Cosa vede adesso? L'Anm, con Giuseppe Santalucia, interviene sui referendum radical-leghisti e subito Matteo Salvini insorge e lo invita al silenzio, mentre il segretario radicale Maurizio Turco chiama addirittura in aiuto Mattarella. Che sta succedendo?

"L'Anm ha criticato il metodo e il contenuto dei quesiti referendari preannunciando più articolate osservazioni critiche. È esattamente ciò che prevede il parere del 2020 che porta il numero 23 del Consiglio consultivo dei giudici europei a proposito del "ruolo delle associazioni dei magistrati a sostegno dell'indipendenza della giustizia". Ciò non è tollerato in paesi come Polonia e Ungheria che hanno pesantemente cercato di limitare l'intervento delle associazioni di magistrati. Non stupiscono, dunque, le reazioni dell'onorevole Salvini, che con i principi acquisiti in Europa ha spesso un rapporto piuttosto conflittuale".

 

Santalucia fa un'osservazione scontata. Mentre la Guardasigilli Marta Cartabia lavora alle riforme, un partito della stessa maggioranza come la Lega si allea con i Radicali per promuovere sei referendum che chiaramente terremotano le riforme stesse. E Santalucia osserva che se il governo lavora, il referendum è un controsenso. Non è così?

"Le commissioni istituite dalla ministra Cartabia hanno prodotto molte proposte che formeranno oggetto di emendamenti. È impensabile che il lavoro del Parlamento si fermi in attesa dei referendum. I progetti di legge saranno discussi nella commissione Giustizia e poi in aula; sulle singole questioni si aprirà un confronto nelle Camere, ma anche nell'opinione pubblica, e in particolare tra i giuristi. Non mancherà certo il contributo, adesivo o critico sulle singole questioni, sia dell'Anm, sia dei singoli magistrati".

 

Il costituzionalista Cassese oggi dice una cosa scontata, che il referendum è ammissibile. Decideranno Cassazione e Consulta se i sei quesiti proposti lo sono, ma l'Anm e le toghe hanno il diritto di esprimere una "ferma reazione" contro questa iniziativa?

"Il referendum, strumento di partecipazione previsto dalla Costituzione, nella sua attuazione pratica ha avuto momenti positivi, e altri meno. Abbiamo avuto quesiti dichiarati inammissibili dalla Corte Costituzionale, altri dichiarati ammissibili hanno trovato ben poco interesse tra i cittadini chiamati ad esprimersi, tanto che non è stato raggiunto il quorum".

 

Non avverte un vento antidemocratico quando il presidente della commissione Giustizia del Senato, il leghista Ostellari, dice che la "sovranità appartiene al popolo" quasi che i magistrati se ne dovessero stare zitti?

"Un'ovvietà dire che la sovranità appartiene al popolo, una preoccupante lesione di principi costituzionali se si volesse mettere il bavaglio all'Anm e ai magistrati. Gli slogan sono facili. Più utile sarebbe misurarsi sul merito delle critiche che vengono avanzate sui quesiti referendari".

 

Nel merito, lei come giudica i sei referendum? Quale trova più bizzarro? Politicamente appaiono come una provocazione...

"Uno dei quesiti proposti, a differenza di altri, è breve e, piuttosto che intervenire con abrogazione di diverse norme o con il ritaglio di pezzi all'interno di singole norme, si traduce nell'abrogazione di poche righe dell'articolo 274 del codice di procedura penale".

 

Parla di quello sulla custodia cautelare?

"Esatto. Non sarà più consentita la custodia cautelare dell'indagato, in carcere e neppure agli arresti domiciliari, quando l'esigenza cautelare fosse determinata "solo" dal "concreto e attuale pericolo che questi commetta" delitti "della stessa specie di quello per cui si procede". Ipotizziamo il caso dell'arresto in flagranza di un soggetto con diversi precedenti specifici e con non poche probabilità che prosegua nella sua attività criminosa. Il gip convalida l'arresto e dispone l'immediata scarcerazione, non essendovi questioni di inquinamento delle prove o di pericolo di fuga per un soggetto che non avrebbe la possibilità e nemmeno la convenienza di darsi alla latitanza. Il giorno dopo alcuni quotidiani ricorreranno agli sbrigativi titoli "la polizia arresta, i giudici scarcerano". Altri, con un'analisi più articolata, si chiederanno: "Ma chi mai è stato così insensato da modificare la legge?".

 

Visto che nella Costituzione è scritto che la magistratura è un corpo unico, che obiettivo ha chiedere agli italiani se vogliono separare giudici e pm? Ci vorrebbe una riforma della Costituzione oggi impossibile...

"Il quesito sulla separazione delle carriere consta di 1.069 parole e 7.775 battute, con richiami e ritagli di varie norme. Fa venire il mal di testa anche agli esperti giuristi che ne volessero seguire lo sviluppo. Difficilmente supererà il vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale, ma intanto vi è stato l'effetto propagandistico. Già oggi il passaggio di carriera tra giudici e pm è sottoposto a rigidi criteri. Una radicale separazione non solo, ovviamente, non avrebbe alcun effetto sulla celerità dei giudizi, ma, contrariamente a quanto si vuol far passare, determinerebbe una diminuzione, e non un incremento di garanzie. Un pm più "lontano" dai giudici sarebbe ineluttabilmente più "vicino" alla polizia, più sensibile alle pressioni per il risultato immediato da raggiungere con misure cautelari e strumenti di indagine invasivi come le intercettazioni".

 

Santalucia e l'Anm criticano il referendum che rilancia la responsabilità civile dei giudici. Si può affermare che il quesito è ispirato all'animosità contro le toghe ed esprime la voglia di ridurle più fragili e timorose?

"La semplificazione del "chi sbaglia paga" è stata ricorrentemente proposta, ma resta una semplificazione fuorviante. Dieci anni fa un grande professore di diritto civile, Pietro Trimarchi, scriveva: "Se in un sondaggio di opinione si chiede se sia opportuno che il giudice sia tenuto a risarcire i danni che abbia cagionato con una decisone colpevolmente errata, i più risponderanno di sì. 'Chi sbaglia, paga', sembra ovvio. Ma che la responsabilità personale del giudice per i danni (problema, si noti, diverso e indipendente dalla responsabilità dello Stato) costituisca uno strumento efficace e opportuno allo scopo, non è affatto ovvio, anzi". Non saprei dire meglio".

 

Dunque un quesito persecutorio?

"Può essere interessante ricordare che in Francia, dov'è previsto un sistema abbastanza simile al nostro, l'azione di regresso, "action recursoire", nei confronti del magistrato di fatto non è mai stata esercitata. Una disciplina vendicativa nei confronti del singolo avrebbe il solo risultato di renderlo più timoroso di fronte ai casi difficili, che però sono il pane quotidiano della giustizia. Gli eccessi sulla responsabilità professionale dei medici hanno portato alla medicina difensiva. I magistrati professionalmente attrezzati, quale che sia la futura disciplina, continueranno ad assumersi le loro responsabilità".

 

Abolire la legge Severino sulla decadenza e incandidabilità di chi ha avuto una condanna oltre i due anni e vuole correre alle elezioni. È una sorta di segnale "libera tutti" che mette nel nulla le decisioni dei giudici?

"Qui la scelta del "liberi tutti" è una scelta tutta politica sui requisiti di eleggibilità che non escludono neppure i condannati definitivi per gravi reati. L'importante è che sia esplicitata e che i promotori se ne assumano la chiara responsabilità".