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di Costanza Rizzacasa d'Orsogna


Corriere della Sera, 9 gennaio 2021

 

Nei primi mesi della pandemia l'odio online tra bambini e adolescenti è aumentato del 70%. Contemporaneamente esplodono i disturbi alimentari. "Domani mio figlio, quinta elementare, cambia scuola. Le prese in giro dei compagni per essere un po' in carne gliel'avevano resa un posto da odiare. Solare e allegro, aveva iniziato a soffrire di reflusso e di gastrite". Inizia così, su Twitter, il racconto di una mamma di Roma. "Ho cercato di resistere", spiega, "non volevo lo vivesse come un fallimento. Ma c'è un limite". Migliaia le condivisioni. Al netto dei soliti idioti ("Levagli le merendine"), c'è chi rivede il proprio vissuto ("Sento ancora bruciare le ferite") e chi invece attacca: "Ottimo insegnamento. Davanti alle difficoltà si scappa".

Un problema, quello del bullismo e del cyberbullismo (in particolare sul peso) sempre più allarmante. Secondo l'osservatorio Light, nei primi mesi della pandemia l'odio online tra bambini e adolescenti è aumentato del 70%. Contemporaneamente esplodono i disturbi alimentari. Account social e chat che istigano all'anoressia sono fuori controllo. Nei giorni scorsi, dopo l'aumento di ricoveri per anoressia di bambine tra i 10 e i 12 anni, il ministero della Salute britannico ha lanciato un appello.

In Italia, dove di disturbi alimentari soffrono almeno 2,3 milioni di adolescenti e pre-adolescenti si parla di un +30%. E l'età si abbassa sempre di più: le prime manifestazioni anche a otto anni. Ecco perché è fondamentale che insegnanti e genitori si occupino di bullismo. Ma la scuola, come la famiglia, è spesso impreparata. Ancora quest'anno, un testo per le elementari suggeriva la parola "grassa" per definire una bambina (peraltro dal disegno normopeso). Vero, il bullismo esiste da sempre. Ma il mondo è cambiato. Quando noi andavamo a scuola non c'erano i social, le chat. Per risolvere problemi nuovi occorrono nuovi strumenti. Soprattutto, siamo sicuri che il bullismo subito da bambini ci abbia aiutati a crescere? O non ci ha resi, forse, adulti più tristi, più fragili, più cinici e magari incattiviti?