di Andrea Aliverti
malpensa24.it, 15 novembre 2025
“È bene che la politica ne parli, ma è ora di fare qualcosa di concreto per le carceri”. È il cappellano della Casa circondariale di Busto Arsizio, don David Maria Riboldi, a sferzare la platea della tavola rotonda su “Carcere e Lavoro” organizzata da Azione a villa Calcaterra ieri sera, 13 novembre. “Lo Stato spende 3,8 miliardi per la gestione delle carceri, se li spendesse per le cooperative sociali che fanno progetti di reinserimento si farebbe molta più sicurezza - le parole di don David - ad esempio nella cooperativa La Valle di Ezechiele, su 35 persone occupate in cinque anni solo una è tornata a commettere reati”. Lo ricorda anche Sonia Serati, consigliere comunale di Gallarate: “La recidiva è stimata attorno al 70% per chi esce dal carcere ma scende al 2% tra chi segue progetti di reinserimento”.
La fotografia - I dati del sovraffollamento e quelli sulla differenza tra la recidiva di chi lavora dietro le sbarre e di chi rimane chiuso in cella, la tragica “conta” dei suicidi, ma anche la stretta attualità con la rivolta al Bassone di Como e le testimonianze di chi il carcere l’ha vissuto, ex agenti ed ex detenuti, e di chi lo vive dall’interno, come don David della cooperativa La Valle di Ezechiele. La serata su “Carcere e Lavoro” organizzata da Azione, in collaborazione con l’associazione PoliticaMente, non solo ha riempito la sala del camino di villa Calcaterra in una serata in cui mezza Italia era incollata davanti alla TV a fare zapping tra la Nazionale di Gattuso e la partita delle Atp Finals tra Musetti e Alcaraz, ma ha anche tenuto incollata per più di due ore una platea in cui erano presenti molti giovani.
Dignità e reinserimento - “Abbiamo parlato di dignità, reinserimento e diritti, e dell’impegno di Azione e dell’onorevole Fabrizio Benzoni per migliorare le condizioni delle carceri e sostenere percorsi concreti di reinserimento dei detenuti” sintetizza la segreteria provinciale del partito di Carlo Calenda, che ha organizzato la serata di villa Calcaterra insieme all’associazione PoliticaMente. “Secondo Azione, la politica deve agire subito per garantire dignità ai detenuti e sicurezza ai cittadini, investendo in strutture, formazione e percorsi di reinserimento. - l’appello dell’onorevole Benzoni, segretario regionale di Azione - solo così il carcere può diventare uno strumento reale di recupero, utile alle persone e alla comunità”. E l’ex assessore Salvatore Loschiavo, per PoliticaMente, pone l’accento sull’aspetto della “sicurezza”, risvolto del carcere che tocca da vicino tutti i cittadini: “La sicurezza passa sicuramente dalla repressione e dalle pattuglie in giro per la città ma anche attraverso la coesione sociale che dobbiamo ricostruire tutti insieme, con un’alleanza basata sulla fiducia reciproca”.
Le condizioni delle carceri - Oggi invece “il carcere è una discarica sociale”, nell’azzeccata, ma drammatica, definizione del presidente della Camera Penale di Busto Arsizio Tiberio Massironi. “Lo Stato dovrebbe rieducare, o educare, i detenuti, dando un esempio di vita come dovrebbe fare un genitore con i suoi figli. Ma che esempio di vita sta dando lo Stato se i detenuti sono in queste condizioni?”. Lo ammette anche Angelo Urso, ex ispettore di polizia penitenziaria anche a Busto Arsizio: “Il carcere è un mondo a parte, uno stato nello stato, ma uno stato dimenticato. E i dati veri sulla recidiva non esistono perché nessuno vuole che si conoscano”. E Luca, ex detenuto che oggi gira nelle scuole a portare la sua testimonianza di rinascita (quando fu trasferito nel “carcere modello” di Bollate), aggiunge: “È giusto essere in carcere quando si è colpevoli, ma la dignità di un uomo non deve essere calpestata”. Perché il rischio è uscire “più criminali” di quando si era entrati.
Il lavoro che cura - Il penitenziario di Busto Arsizio, da questo punto di vista, è riconosciuto come esempio virtuoso, con oltre 100 persone (tra cui i 40 detenuti impiegati nel laboratorio di cioccolateria) impegnate in attività lavorative, ma su una popolazione di 435 “ristretti”, circa il 100% della capienza teorica. “Siamo stati anche in Senato e il presidente La Russa con l’onorevole Pellicini si era esposto per la clemenza ma sono passati mesi e non è successo nulla - mette ancora “pepe” don David - è ora di fare i fatti. Ad esempio chiedere ai vostri sindaci di coinvolgere La Valle di Ezechiele nei progetti di digitalizzazione degli archivi cartacei come facciamo a Busto Arsizio”. Fabrizio Benzoni raccoglie lo spunto: “È vero, i comuni possono inserire premialità nei bandi per favorire le cooperative sociali che impiegano i carcerati”. E alla fine si “brinda” idealmente con la Prison Beer, uno dei tanti progetti di successo della cooperativa di Don David, che anche a Busto Arsizio sta inserendo quattro persone tra una panetteria e una birreria artigianale.










