di Sarah Crespi
La Prealpina, 6 dicembre 2020
Emergenza in via per Cassano. Ieri l'addio al detenuto morto in cella il 24 novembre. Se fosse positivo lo dirà l'autopsia. Non si spegne il focolaio di Covid-19 scoppiato in carcere. Anzi, ieri gli esiti dei tamponi hanno segnalato ventiquattro nuovi detenuti positivi, tutti in quarta sezione.
La buona notizia è che le sezioni prima e terza nel frattempo hanno debellato il virus, per quanto si possa debellare comunque gli ospiti sono tutti negativi. Le misure adottate una ventina di giorni fa, quando è scoppiato il contagio, non sono state sufficienti per contenerlo. La direzione aveva deciso di concentrare gli infettati in sesta, creando di fatto il primo vero reparto Covid 19 della casa circondariale di Busto.
Fino al 15 novembre veniva utilizzata la seconda sezione come transito dei nuovi arrivati che dovevano essere sottoposti al test e che, in caso di positività, sarebbero stati trasferiti a San Vittore. Poi però spuntò un caso all'interno del penitenziario e quindi ci fu la corsa per mettere in sicurezza la popolazione di via per Cassano. Tamponi a raffica quindi, soprattutto al personale di polizia penitenziaria, agli amministrativi, al cappellano, agli educatori, a tutti quelli che dal cancello possono uscire e che dunque possono veicolare il virus dentro. A quanto pare un nuovo giro di test è previsto già settimana prossima.
Nel frattempo chi è in quarantena deve accontentarsi di sette minuti d'aria al giorno. Sospese le funzioni religiose, che al di là della fede del singolo sono un'occasione di socializzazione, di riflessione comune e anche l'opportunità per scoprire il lato meno truce e più spirituale dell'esistenza. Niente lezioni e neppure attività ricreative.
In compenso le videochiamate possono essere effettuate in sezione, grazie alla collaborazione tra gli agenti dell'ufficio colloqui e il cappellano don David, che ha donato i power bank, affinché i cellulari tengano la carica per una giornata intera. C'è un altro nodo da sciogliere per quanto riguarda il virus dietro le sbarre. Il 24 novembre è morto Fabio Citterio, un detenuto che stava scontando una pena definitiva per omicidio.
Aveva plurime patologie così il giorno prima che spirasse venne sottoposto al tampone rapido, da cui risultò negativo, e collocato in isolamento. Traslato in ospedale, sul corpo del cinquantatreenne è stato eseguito un altro test che ha dato esito positivo. La famiglia di Citterio vuole capire se l'area sanitaria abbia tenuto in debito conto tutte le malattie di cui soffriva. Il pubblico ministero Stefania Brusa ha disposto l'autopsia, al deposito della quale l'avvocato Alessandro Fumagalli deciderà come procedere. Ieri pomeriggio gli amici e i familiari di Fabio gli hanno dato l'addio a Inverigo. C'era don David a celebrare, insieme a don Costante. E poi c'era don Silvano, per anni sacerdote di via per Cassano e molto legato a Citterio. E nonostante da otto anni fosse recluso, nessuno del mondo esterno si è dimenticato di lui, le presenze al funerale ne sono riprova.
I detenuti nei giorni scorsi hanno fatto una colletta per omaggiare il suo cuore generoso con una corona di fiori che rappresentasse il loro lutto sincero. "Gli amici di via per Cassano", si sono firmati. Don David ha riassunto in una frase l'essenza del cinquantatreenne, che a dispetto del reato, era un uomo considerato di bontà inarrivabile: "Aveva il dono di farti sentire a casa anche in galera".











