di Luca Cereda
Avvenire, 15 luglio 2022
Parla il cappellano del carcere, dove domani andrà il cardinale Zuppi. La fede in carcere, dove la si può trovare? “Per me sta nel cogliere la presenza di Dio che è dentro ogni persona. È molto importante che il prete, ma ci metto anche i volontari delle associazioni che operano in carcere, abbiano questo occhio verso il bene che è nel cuore di ogni persona detenuta.
C’è una presenza di Dio che sta dialogando in tutti. Il compito è quello di farla emerge, a volte, nonostante il sistema-carcere e le sue regole”. Risponde così don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio che entra tutti i giorni nella casa circondariale del varesotto, dove domani mattina sarà in visita il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi.
“Per via degli spazi del penitenziario, delle fatiche burocratiche e della mancanza di idee, ci sono pochissime attività rieducative. I detenuti stanno in cella tutto il giorno, sono portati a bivaccare sulla branda. La regola è rendersi invisibili. Non fare nulla. Ma questo “conferma” il loro stile di vita”, aggiunge don David.
L’aria è ferma nel carcere di Busto come in tanti altri istituti di pena, ma lì nessuno esce perché ad oggi, racconta preoccupato il cappellano, non sono ancora ripartiti gli articoli 21 dei detenuti, norma che consente loro di lavorare fuori. Questa è un’occasione per cambiare la normalità del carcere, i detenuti lavorando instaurano anche nuove relazioni: “Una persona uscita dal carcere da un po’ di tempo si è trovata invischiata nei “vecchi giri” criminali.
Siamo andati insieme dai Carabinieri. Questo gesto non sarebbe mai avvenuto se non avesse avuto la possibilità di fidarsi di me, di lavorare in una cooperativa sociale che abbiamo creato vicino al carcere, durante la sua detenzione”.
Ma a cambiare dev’essere anche il sistema: se un ex detenuto per un tirocinio in una cooperativa prende 500 euro al mese, potendo avere accesso al reddito di cittadinanza, sceglie quello. Siccome “il sistema si cambia dall’interno”, don Riboldi ha creato nel 2020 a Fagnano Olona, a qualche chilometro da Busto, La valle di Ezechiele, una cooperativa sociale che dà lavoro ai detenuti e agli ex detenuti: “Noi siamo in affitto in un’ex vellutificio.
Mi piacerebbe che una Chiesa che oggi si trova con tanti spazi vuoti e inutilizzati, li mettesse a disposizioni anche di progetti per il recupero sociale dei detenuti”. A La valle di Ezechiele si stampano le magliette per i ragazzi dell’oratorio nella Diocesi di Milano e “grazie a lavori come questo, abbiamo una recidiva dello zero per cento degli ex detenuti che hanno lavorato qui”, conclude don David. Il lavoro, insomma, ripaga.









