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di Sarah Crespi

La Prealpina, 6 novembre 2022

Il giovane era tornato in prigione da un mese. La sua è la settantatreesima croce che il sistema penitenziario nazionale porta sulle spalle dall’inizio del 2022. Aveva trent’anni l’albanese che venerdì sera si è tolto la vita nel carcere di Busto Arsizio.

Giulio - che nel 2019 patteggiò quattro anni e quattro mesi per spaccio di stupefacenti - era rientrato lo scorso 8 ottobre dopo un periodo di differimento pena per motivi di salute, ventotto giorni trascorsi in seconda sezione, durante i quali i suoi evidenti disturbi psichici lo avevano reso incompatibile con chiunque. Forse per questo negli ultimi giorni era stato collocato in una singola, per evitare zuffe continue.

La solitudine però è stata complice del suicidio. Nessuno si è accorto del cappio che aveva annodato e nessuno ha potuto evitare che il suo disagio interiore sconfinasse in tragedia. Gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno trovato esanime e senza più alcuna speranza di rianimarlo. Che si sia trattato di un gesto volontario non ci sono dubbi, tuttavia il pubblico ministero Ciro Caramore ha disposto l’autopsia per escludere eventuali concause.