di Sarah Crespi
prealpina.it, 13 ottobre 2026
Sei agenti indagati dopo l’aggressione di un detenuto messicano: lesioni aggravate, false dichiarazioni e sospetti di depistaggio nell’incidente dell’8 febbraio. Nel caos che regna in carcere si aggiunge una nuova grana: ci sono sei agenti della polizia penitenziaria indagati, due per lesioni personali aggravate cagionate a un detenuto. Gli altri quattro, a vario titolo, sono accusati di falso ideologico e frode processuale. I fatti contestati sarebbero accaduti lo scorso 8 febbraio in prima sezione e li ha denunciati solo oltre un mese la vittima delle percosse, un messicano ventottenne che ora è recluso a Varese. L’inchiesta è condotta dal pubblico ministero Giulia Grillo, le dichiarazioni del ragazzo verranno cristallizzate in incidente probatorio davanti al gip Francesca Roncarolo.
Stando a quanto ricostruito finora, l’episodio sarebbe nato dalla necessità di intervenire nella cella 20 per ricomporre “un evento critico”, fuor di metafora una lite o una protesta tra concellini. Un agente entrò munito di casco e scudo, vide che su un tavolino c’era una bottiglia di grappa distillata artigianalmente - che è assolutamente vietata in carcere - cercò di farsela consegnare e trovò resistenza. L’atmosfera si fece tesa e nella concitazione il poliziotto avrebbe colpito il messicano al volto usando un oggetto contundente non meglio identificato. Il collega avrebbe poi preso in carico il ventottenne per accompagnarlo in infermeria, perché così prevede il regolamento penitenziario: la visita medica è obbligatoria dopo l’impiego della forza fisica. Ma stando a quanto riferito dal detenuto, l’agente lo avrebbe preso a schiaffi puntando alla testa e al naso. Sta di fatto che al messicano diagnosticarono la frattura della piramide nasale e il foro maculare, prognosi quaranta giorni.
In attesa di verificare cosa fosse successo, gli altri quattro indagati stilarono un rapporto, che a parere degli inquirenti sarebbe falso. Uno attestò che nel momento del suo accesso alla cella 20 il messicano e altri due reclusi si presentassero armati delle gambe di un tavolo usate come spranghe, che uno addirittura brandisse un coltello rudimentale forgiato con la lamiera di una bombola di gas e che ci fosse un fornelletto acceso con una pentola di olio bollente pronto all’uso. Affermò, mettendo tutto nero su bianco, che i tre detenuti avessero provocato i colleghi e che li avessero poi aggrediti. Secondo il capo d’accusa, che si basa sulla versione del ventottenne (a sua volta denunciato per resistenza a pubblico ufficiale) gli altri agenti coinvolti nell’inchiesta avrebbero cercato di sviare gli accertamenti disposti dal pubblico ministero Grillo.
Ad aprile avrebbero ribadito quanto contenuto nell’annotazione di servizio, assicurando di non essersi mai confrontati con l’estensore della nota e di non aver mai letto gli atti. Una sorta di copertura insomma, ma al momento non si sa da quali elementi gli inquirenti deducano questa circostanza. Con ogni probabilità ci sono testimoni che smentiscono i pubblici ufficiali ma solo all’esito dell’incidente probatorio sarà possibile avere le idee più chiare.









