varesenews.it, 5 ottobre 2025
Il cappellano del carcere Don David Maria Riboldi e l’ex politico Nino Caianiello: lanciano un appello alle istituzioni affinché si superi l’idea puramente punitiva del carcere: “In cooperativa solo uno su 35 è tornato dentro”. Non finisce tutto con la scarcerazione. Anzi, spesso il vero percorso di reinserimento inizia proprio lì, fuori dai cancelli del carcere, dove però mancano strutture e strumenti adeguati per accompagnare chi ha scontato la propria pena verso una nuova vita.
Se ne è parlato con don David Maria Riboldi, cappellano e fondatore della cooperativa sociale La Valle di Ezechiele, e Nino Caianiello, ex politico ed ex detenuto, oggi impegnato nella stessa cooperativa per offrire una seconda possibilità a chi, come lui, ha vissuto l’esperienza del carcere nel podcast di Radio Materia “Chi l’avrebbe mai detto”.
“Non esiste un vero sistema istituzionale per il reinserimento dei detenuti - ha spiegato Don David -. Il lavoro viene lasciato quasi interamente al terzo settore, che però ha risorse limitate e non può da solo garantire un percorso efficace per tutti”. È proprio per rispondere a questa mancanza che è nata La Valle di Ezechiele, una realtà che offre opportunità lavorative e percorsi di accompagnamento sociale a chi esce dal carcere. Il lavoro, in particolare, è considerato lo strumento principale per evitare la recidiva. “A chi ha pagato il proprio debito con la giustizia serve una possibilità concreta - ha aggiunto Don David -. Senza una prospettiva, è facile tornare negli stessi circuiti che hanno portato alla detenzione”.
Accanto a Don David, la voce di Nino Caianiello ha portato la prospettiva di chi ha vissuto in prima persona il carcere. “Il recupero non è solo un fatto umano, ma una questione di sicurezza sociale - ha sottolineato. Se non si costruisce un sistema che accompagni davvero il reinserimento, la recidiva è quasi certa. Servono politiche serie e strutturate che guardino al carcere non solo come punizione, ma come occasione di cambiamento”. Caianiello ha raccontato la propria esperienza, ma anche l’impegno attuale nella cooperativa: “Cerco di restituire quello che ho imparato. Ho avuto una seconda possibilità, ed è giusto fare in modo che altri possano averla. Il carcere deve essere un passaggio, non una condanna a vita”.
Recuperare è possibile, ma serve una rete - L’incontro ha evidenziato con forza l’importanza della rete tra enti, istituzioni, terzo settore e comunità locali per rendere il reinserimento una realtà possibile. Senza una sinergia concreta, chi esce dal carcere rischia di trovarsi solo, con il passato come unico orizzonte. Don David e Caianiello lo ripetono più volte: recuperare è possibile, ma non accade per caso. Servono percorsi pensati, risorse, lavoro e fiducia. E soprattutto, una società pronta ad accogliere chi ha sbagliato e ora vuole ricominciare.










