di Lorenzo Crespi
Il Giorno, 31 ottobre 2026
Nella casa circondariale di Busto Arsizio si sta sviluppando il progetto pilota. Dagli scarti si passa al riciclo dei tessuti: i detenuti partecipano alle varie operazioni. Una filiera tessile circolare e inclusiva: è l’obiettivo del progetto ReWeave, nato nell’ambito del protocollo territoriale siglato da Camera di Commercio di Varese, Casa Circondariale di Busto Arsizio, Confindustria Varese, Confartigianato Varese e Centrocot, il Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento. Il modello è stato presentato al Salone della Csr che si è tenuto all’Università Bocconi di Milano.
Il progetto è partito il 14 febbraio scorso e si concluderà nel 2028, dopo 24 mesi di attività articolate in sette azioni di ricerca e sviluppo. Il percorso segue quattro passaggi: conoscere i flussi, con la mappatura degli scarti e delle loro composizioni; separare, con sorting, disassemblaggio e igienizzazione; riciclare, attraverso processi meccanici per le fibre tecniche e un trattamento enzimatico sperimentale che rimuove la componente cellulosica dalle mischie complesse per recuperare le preziose fibre aramidiche; infine validare, con prove di laboratorio e prototipi realizzati dalle imprese utilizzatrici. Il caso pilota parte da 300 divise penitenziarie estive e invernali raccolte presso la Casa circondariale di Busto, registrate per lotto e seguite lungo tutte le lavorazioni.
Gli obiettivi sono dichiarati e verificabili: almeno il 95% dei lotti tracciati, oltre il 60% di fibre aramidiche riutilizzabili, oltre il 90% di rimozione della componente cellulosica, una resa superiore all’80% sulle altre fibre e più di due tipologie di prodotto finito. La dimensione sociale è parte integrante della filiera. Le persone detenute partecipano a passaggi reali del processo: imparano a riconoscere materiali e componenti, preparano i lotti rimuovendo accessori e disassemblando i capi, operano secondo procedure di sicurezza e igienizzazione, contribuiscono alla tracciabilità e alla verifica della qualità. Il percorso, che va dalla selezione alla formazione, dall’esperienza operativa al contatto con le imprese, coinvolge almeno 10 persone con l’obiettivo di almeno il 75% di esiti positivi ai test di apprendimento. Recuperare materiali e recuperare autonomia, dignità e capacità professionale diventano così due facce dello stesso progetto. “ReWeave è il primo passo: il nostro obiettivo è che diventi un modello stabile, aperto a tutte le imprese che vorranno farne parte”, sottolinea il presidente della Camera di Commercio di Varese Mauro Vitiello.









