di Angela Grassi
La Prealpina, 22 giugno 2019
Matteo Tosi: irregolarità nelle paghe ai carcerati. "Come mi devo comportare? Come devo intendere il ruolo che mi avete assegnato? In carcere l'area trattamentale è quasi priva di educatori, c'è sempre meno lavoro interno per i detenuti e alcune aziende hanno preso in giro i reclusi sul monte ore da retribuire".
Dopo le scaramucce dei mesi scorsi con il direttore Orazio Sorrentini, il garante dei detenuti Matteo Tosi fa rapporto alla Commissione Servizi sociali, alla presenza del sindaco Emanuele Antonelli che ora fa le veci di assessore, e snocciola problemi che rendono "complessa e ingestibile" la vita nella struttura di via per Cassano. I toni sono accorati. Il team presieduto da Donatella Fraschini offre parole di incoraggiamento, ma Tosi chiede a tutti di confrontarsi con le rispettive segreterie per indicare con precisione la strada da seguire per il futuro.
Tosi, questa relazione orale prima del report annuale significa che ha bisogno di aggiustare il tiro o rappresenta una richiesta di conferme?
"Vorrei capire dai consiglieri cosa scrivere davvero nella versione ufficiale. Nella mia esperienza ho registrato incongruità sia rispetto all'atteggiamento dell'amministrazione sia all'interno del carcere. Ho chiesto di capire se il mio modo di intendere il ruolo sia corretto: voglio che me lo ribadiscano in modo formale".
Le difficoltà di dialogo con la direzione del penitenziario sono palesi. Come sta andando?
"Io e il direttore Orazio Sorrentini non ci siamo trovati bene ma non tutte le colpe sono sue. Se manca l'area trattamentale non c'entra che il direttore sia simpatico o antipatico. Purtroppo, lui ci mette del suo per aggravare una situazione già tragica, oppure c'è chi gli fa da filtro in maniera scorretta. Voglio sapere se la Commissione chieda al garante di affrontare tanti colloqui singoli e di preoccuparsi di tante piccole necessità, come dice il direttore, oppure se condivida il mio modo di vedere: fare colloqui con i singoli è inutile se poi non esistono educatori con cui rapportarsi. Il Regolamento del Comune dice che il garante dovrebbe attivare azioni che includano il più possibile il carcere nella vita cittadina".
A cosa pensa?
"Ad appuntamenti che permettano una crescita culturale, momenti di svago, occasioni lavorative o laboratori di artigianato che diano qualcosa da fare e insegnino il rispetto di compiti, tempi e modalità di lavoro. Ho lanciato tre proposte ma sono rimaste inascoltate".
Questo le ha fatto ipotizzare di dare le dimissioni?
"I commissari mi hanno dimostrato sostegno, a loro ho chiesto di consigliarmi se dimettermi o meno. Devono dire a me e a chi verrà dopo di me quale sia il modo giusto di vivere il ruolo".
I colloqui non li vuole fare?
"Umanamente sono la parte più bella. Ma con davanti 450 persone è una sfida impari: non puoi risolvere i piccoli grandi problemi di tutti presi singolarmente, perché poi bussi all'area trattamentale e ti dicono che quei guai non esistono".
Come muoversi, allora?
"Il grosso problema è che scompare il lavoro in carcere. La cioccolateria è ridimensionata, alcune cooperative sono sparite. Non c'è un clima piacevole e si sono verificate cose irregolari. Ho evidenziato che i reclusi erano infastiditi dal mancato pagamento di molte ore lavorate: per il carcere stesso o per il ministero alcuni accettano pagamenti inferiori all'impegno profuso ma lo sanno in partenza e sono contenti di avere piccoli guadagni, lo farebbero anche gratis. Qui si tratta di una realtà privata: prendere in giro chi cerca di risollevarsi alza ulteriormente la tensione. Le irregolarità nei pagamenti hanno spinto l'impresa ad andarsene. Di fronte a questo, che devo fare?".
Cosa si aspetta dalla commissione?
"Ora è informata. Credo sia corretto emettere un documento scritto: servono indicazioni. In carcere succedono cose al di là della legge, voglio capire se sia opportuno metterle per iscritto. Quando ho capito che chi si rivolgeva a me incontrava poi maggiore fatica e che, quindi, risultavo più dannoso che utile, ho evitato tanti colloqui. Ho chiesto ai detenuti se per loro andassero bene colloqui collettivi: il garante dovrebbe guardare alla globalità, non al singolo caso. A parte quando qualche parente chiede una cortesia specifica. Il garante, per me, può mirare solo a fare cose per la collettività, quello che faceva Luca Cirigliano, prima di me, era sulla spinta di un grosso slancio emotivo. Tutti hanno qualcosa da chiederti".
Quali sono i contatti con il garante regionale?
"Carlo Lio era stato onesto. Disse in anticipo che avrebbe faticato a venire. Infatti non è ancora tornato a Busto. Lui dovrebbe coordinare il garante locale, non si devono fraintendere i ruoli. Il dialogo con Lio è costante, cerchiamo di favorire lo sportello che vuole aprire la Camera penale. Occorre darsi da fare perché Busto abbia un educatore fisso: redigere una sintesi richiede nove mesi, se te ne stai quattro e part time, come fai?".
Qualcuno, in questa fase, fa le veci dell'area trattamentale?
"Ci sono persone che non ne avrebbero né diritto né dovere e si assumono responsabilità e rischi pur di mandare avanti le cose, bisogna capire se lo facciano per tornaconto o per buon sentimento".










