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di Sarah Crespi


La Prealpina, 28 novembre 2020

 

Il pm: va appurato se fosse positivo. La madre: "Voleva denunciare l'area sanitaria". Vuole vederci chiaro il pubblico ministero Stefania Brusa sulla morte di Fabio Citterio, detenuto del carcere di Busto trovato senza vita martedì mattina.

Lunedì verrà eseguita l'autopsia, unico accertamento che possa sciogliere il dubbio che desta perplessità: è stato il Covid-19 a stroncare il cinquantatreenne nel giro di pochissime ore dall'insorgenza della febbre oppure il decesso è stata la conseguenza delle plurime patologie di cui soffriva e per le quali da tempo chiedeva di essere collocato in una cella singola? Il tampone eseguito lunedì pomeriggio aveva dato esito negativo. Ma in ospedale, dove i medici non hanno potuto fare altro che constatare l'arresto cardiocircolatorio, il test molecolare eseguito sul cadavere è risultato positivo.

La madre di Fabio - che stava scontando trent'anni per concorso in un omicidio commesso dalla cugina nel Comasco - è una donna ancora sotto shock. "Non me l'hanno nemmeno fatto vedere", sospira ben consapevole comunque che le norme anti virus prevalgano su qualsiasi altra esigenza. Ma ha un tarlo che scava sempre più a fondo, man mano che le ore passano. "Fabio voleva denunciare l'area medica della casa circondariale. Aveva già appuntamento con l'avvocato che lo stava seguendo - Alessandro Fumagalli - per consegnargli la cartella clinica e le richieste inascoltate. Date le sue condizioni di salute aveva più volte domandato di non condividere la cella con altri detenuti, per la sua e l'altrui tutela. Lo hanno messo in isolamento solo lunedì, nemmeno ventiquattro ore prima che morisse. Era troppo tardi".

Citterio aveva serie difficoltà cardiache, una patologia cronica ed escrescenze cutanee che si riproducevano. I tumori benigni erano stati rimossi in ospedale, nell'arco della giornata era stato operato e riportato in carcere. L'indomani mattina dovettero però riaffidarlo ai medici per drenargli il liquido che si era formato.

"Era fragile, ultimamente mi ripeteva spesso, al telefono, di avere molta paura. Sabato scorso mi disse che lui e altri diciannove detenuti risultati negativi al Covid erano stati spostati in infermeria, mi raccontò dello sciopero della fame al quale non poteva aderire per motivi di salute. Domenica l'ho sentito per l'ultima volta. Sperava di ottenere i permessi per uscire, io attendevo solo questo. Ma Fabio a casa non tornerà mai più".