di Angela Grassi
La Prealpina, 26 novembre 2020
Risultato negativo a due tamponi, aveva la febbre da domenica. Inutile la corsa in ospedale. Per tutta la giornata si è parlato di "sospetto Covid". In serata, ai familiari è stato riferito che in ospedale era stata verificata la positività al coronavirus. Se questo venisse confermato, ci sarebbe un detenuto del carcere di Busto Arsizio deceduto a causa della pandemia, pur non appartenendo al focolaio di 22 reclusi reso noto giorni fa.
L'allarme in via Per Cassano è scattato ieri alle 8, quando un agente di polizia penitenziaria si è reso conto che il 53enne non avesse ritirato la colazione. Entrato in cella, l'agente ha scosso il detenuto, che non dava segni di vita. L'arrivo di medico e ambulanza ha permesso di utilizzare il defibrillatore. Stando a quanto riferiscono in carcere, il battito sarebbe ripreso.
Via, dunque, d'urgenza in ospedale, dove più tardi è stato constatato il decesso. Ora sarà l'autopsia a chiarire le reali ragioni della morte, anche perché il detenuto era alle prese con diversi problemi di salute a prescindere dal Covid.
"Si trovava inizialmente in una delle due sezioni in cui, venerdì 13 novembre, erano stati fatti i primi tamponi ed era emerso un focolaio con 22 reclusi positivi - spiega il direttore Orazio Sorrentini - Lui non era tra quelli, era negativo, ed era stato spostato con altri messi in isolamento in attesa del secondo tampone, per sicurezza. Tra domenica e lunedì aveva iniziato ad avere febbre, salita poi a 38,5° così gli è stato fatto un tampone rapido, che è risultato negativo. È stato spostato in una piccola sezione dove accogliamo i sintomatici negativi. Il mattino dopo, quando avrebbe dovuto essere sottoposto a test molecolare, il malore che gli è stato fatale".
Nella casa circondariale, la regola è di ripetere il secondo tampone 14 giorni dopo il primo. La scadenza era fissata a venerdì 27 novembre. Ieri, purtroppo, il tampone è stato effettuato su un corpo senza più vita. "Era in cella da solo, non si è alzato, il poliziotto si è insospettito e ha notato che non si muoveva - continua Sorrentini. Dopo l'uso del defibrillatore ha ripreso a respirare ma non ha mai ripreso conoscenza. L'ambulanza lo ha portato in ospedale alle 8.40, il decesso ci è stato comunicato alle 11.20. Possiamo parlare di sospetto Covid, visto che lui si trovava in una sezione in cui è nato il primo focolaio. Aveva tanti problemi di salute, se è stato il virus a stroncarlo è perché si è fatto largo in un fisico già debole".
L'uomo, condannato per concorso in omicidio, era in cella da 8 anni, da quando ne aveva 45. Sarebbe dovuto uscire nel 2040. "Manteneva un comportamento esemplare - racconta il direttore - Aveva fatto il bibliotecario e qui era gentile con tutti, averne di detenuti così, dialogante e collaborativo".











