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di Andrea Aliverti

malpensa24.it, 1 luglio 2025

Sovraffollamento al 180%, ma rispetto alla media “qui il livello è medio alto”. È il giudizio sul carcere di Busto Arsizio di Sergio D’Elia, segretario dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, accompagnato dagli avvocati della Camera Penale in visita alla Casa Circondariale di via per Cassano. Attualmente sono 424 i detenuti ospitati, contro una capienza ufficiale di 240 posti, gestiti da 116 agenti effettivi di Polizia Penitenziaria contro i 190 che sarebbero necessari. “Rispetto a tante altre carceri, quello di Busto Arsizio ha molti meno problemi” rivela il presidente della Camera Penale di Busto Arsizio Tiberio Massironi che rivolge un pensiero a Rita Bernardini, in sciopero della fame. “Ma il sovraffollamento è un problema che si sta incancrenendo. Segno che un atto di clemenza serve”.

La visita - La delegazione di “Nessuno Tocchi Caino”, accompagnata da quella della Camera Penale di Busto Arsizio, è stata in visita al carcere di via per Cassano, oggi, 30 giugno. Accolti a distanza dalla direttrice Maria Pitaniello e, in carne ed ossa, dalla comandante della polizia penitenziaria Rossella Panaro e dalla capo area trattamentale Valentina Settineri. “Se dovessi fare una “classifica” della qualità e dignità della detenzione, va detto che non c’è paragone tra Busto Arsizio e Como, carcere che abbiamo visitato settimana scorsa - afferma Sergio D’Elia - qui il livello è medio-alto rispetto alla situazione delle carceri in Italia in generale. A Como il sovraffollamento quasi del 200% si nota, qui a Busto quasi non si nota. Pulizia dei luoghi, luminosità, qualità dell’aria ma soprattutto delle relazioni umane e degli operatori sanitari”.

I dati - Eppure i numeri “condannano” la Casa circondariale bustocca al pari delle altre. Li snocciola Alessandra Salomoni, responsabile dell’osservatorio carcere della Camera Penale di Busto Arsizio: 424 persone detenute, contro una capienza di 240 posti disponibili. Con una divisione quasi al 50% tra italiani e stranieri (208 e 216). Numeri che mostrano un carcere “drammaticamente sovraffollato”, come fa notare il “past president” Samuele Genoni: “Solo le persone rendono la vita meno drammatica ai detenuti”. “Piangono” anche i dati sulle pene alternative: “solo” 7 permessi premio e “solo” 2 detenuti al lavoro all’esterno in base all’articolo 21, “pochissimi” rispetto ai 281 condannati in via definitiva. Ed è “in sofferenza” anche l’organico della Polizia penitenziaria, alle prese con la cronica carenza di personale: sono 116 gli effettivi, più 11 nel nucleo traduzioni, ma “ne sarebbero necessari 190”. Se la cava invece l’area trattamentale: “su 5 unità previste, ne sono presenti 4”.

Pregi e difetti - “Come ci può essere un processo di riabilitazione in queste condizioni? È miracoloso il lavoro che fanno questi operatori - sintetizza l’ex parlamentare D’Elia, segretario di “Nessuno tocchi Caino” - le persone fanno la differenza, e qui ho trovato operatori che hanno cura di questa “galera” come se fosse la loro casa. Beati i costruttori di pace, armonia e riduzione del danno in un luogo connaturato con il dolore, la sofferenza e la pena”. Unico neo, che si fa sentire molto in questi giorni: il caldo. “Problema strutturale - lo definisce il medico Federico Canziani, di NTC - anche nell’area sanitaria, che è un fiore all’occhiello, con la sala di riabilitazione, gli ambulatori funzionanti e la telemedicina attiva, mancano i condizionatori”. Investimenti che anche la Camera Penale cercherà di sollecitare, anche se il cappellano don David Maria Riboldi spenderebbe i soldi “per aiutare le persone ad uscire”, visto che dei 33 assunti negli anni da La Valle di Ezechiele “uno solo ha commesso reato”.