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varesenews.it, 28 agosto 2025

Un detenuto italiano di 61 anni si è tolto la vita nella mattinata di martedì 27 agosto nel carcere di Busto Arsizio. Era recluso da appena dieci giorni, in seguito all’applicazione del cosiddetto “codice rosso”. A nulla sono valsi i tentativi di soccorso da parte della Polizia penitenziaria e del personale sanitario. Con questa tragedia, salgono a 56 i suicidi tra i detenuti nelle carceri italiane dall’inizio del 2025, ai quali si sommano anche tre suicidi tra gli operatori penitenziari. “Il carcere di Busto Arsizio - si legge nella nota della Uilpa - si conferma come uno dei penitenziari più sovraffollati del Paese: 423 detenuti stipati in 211 posti, praticamente il doppio della capienza prevista”.

A lanciare l’allarme è Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria: “Si continua, evidentemente, a morire per carcere e di carcere senza che si intravedano all’orizzonte prospettive concrete che possano restituire dignità alla detenzione e alle condizioni di lavoro degli operatori”.

A fronte di un fabbisogno minimo di 315 agenti, nel carcere di Busto Arsizio sono attualmente in servizio soltanto 178 agenti della Polizia penitenziaria, con un deficit del 44%. La situazione riflette un quadro nazionale altrettanto critico: “In Italia mancano almeno 18mila agenti rispetto al fabbisogno organico, che diventano 20mila se si guarda solo alle carceri - ha spiegato De Fazio - In queste condizioni è inevitabile che le prigioni si trasformino in un inferno sia per chi vi è ristretto sia per chi vi lavora con la divisa dello Stato”.

La Uilpa Polizia Penitenziaria ribadisce la necessità di interventi urgenti per ridurre la densità detentiva, potenziare gli organici, migliorare l’assistenza sanitaria e psichiatrica, e avviare riforme strutturali del sistema penitenziario. “La situazione è in continuo e progressivo deterioramento - conclude De Fazio - e servono misure immediate e concrete”.

Benzoni (Azione): “una sconfitta per lo Stato” - Oggi un altro detenuto si è tolto la vita. un italiano di 61 anni, in carcere da 10 giorni per l’applicazione del “codice rosso”, si è tolto la vita nella tarda mattinata, impiccandosi nella sua cella della Casa Circondariale di Busto Arsizio. I soccorsi della polizia penitenziaria e dei sanitari sono arrivati troppo tardi. Dall’inizio dell’anno questo è il 56esimo recluso suicida. All’elenco vanno aggiunti anche tre operatori. Siamo ormai prossimi al superamento delle 63mila presenze in carcere, a fronte di soli 46.668 posti disponibili. In particolare quello di Busto Arsizio si conferma uno dei penitenziari più sovraffollati, dove sono stipati 423 detenuti in 211 posti: più del doppio rispetto alla capienza. Detenuti che sono gestiti da 178 uomini e donne della Polizia penitenziaria, quando invece ne servirebbero almeno 315. Il deficit del personale è quindi del 44%.

A livello nazionale sono 18mila gli agenti mancanti al fabbisogno organico, che diventano 20mila considerando solo le carceri, considerate le assegnazioni soprannumerarie in uffici ministeriali ed extra penitenziari. In queste condizioni è inevitabile che le prigioni si trasformino in un inferno, sia per chi vi è ristretto per essere accusato di aver commesso reati, sia per chi vi spende ogni suo giorno lavorativo perché al servizio dello Stato, indossando la divisa della Polizia penitenziaria.

I fatti dimostrano che si continua a morire per carcere e di carcere senza che si intravedano all’orizzonte prospettive concrete che possano restituire dignità alla detenzione e alle condizioni di lavoro degli operatori.