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di Sarah Crespi

 

La Prealpina, 30 maggio 2021

 

Subito trasferiti d'urgenza a San Vittore. In settimana nuova tornata di tamponi a tappeto. Ormai è conclamato. In carcere è arrivata la quarta ondata di Covid-19, il focolaio è esploso e con esso anche la tensione tra i detenuti. Venti, tutti della quarta sezione, quelli risultati positivi al tampone.

Un numero preoccupante tanto che la direzione ha deciso di prendere subito il provvedimento più drastico: trasferirli in blocco nel penitenziario di San Vittore, a Milano, dove nei mesi scorsi era stata predisposta l'area dedicata ai contagiati. L'operazione è stata quasi immediata. Poco prima delle 15 il pullman della polizia penitenziaria era già pronto nel piazzale interno della casa circondariale, ma il clima era davvero pesante anche perché quando si vive in reclusione ogni pretesto diventa buono per sollevare una rivolta: dalle celle risuonavano urla e invettive, il personale della polpen si è preparato per fronteggiare gli elementi più instabili e irascibili ("si sono messi i guanti", gira voce e in genere è una cautela che non lascia presagire niente di buono), in supporto sono arrivati i colleghi di altri penitenziari. Insomma una mattinata difficile, anche se gestita senza che il controllo sfuggisse di mano a nessuno, con strascichi organizzativi e logistici per tutta la giornata.

Cosa succederà ora? Ripartiranno con ogni probabilità le restrizioni in vigore durante la fase di massima emergenza sanitaria. Quarantena per gli ospiti sani con l'obbligo di effettuare il doppio test a distanza di quindici giorni, colloqui con i parenti (che erano ripresi da pochi giorni anche se non a pieno regime) sospesi, inaccessibili gli spazi comuni, quelli del passeggio, quelli delle attività ricreative e rieducative. Da lunedì tutto il personale che gravita nell'ambiente carcerario verrà sottoposto all'esame del "cotton-fioc", dagli amministrativi ai volontari, passando per poliziotti e cappellano. Rigidi controlli per i pochi che avranno l'autorizzazione all'ingresso.

Capire per arginare - Non è semplice risalire all'untore e individuarlo non equivale a una caccia alle streghe. Significa evitare che via per Cassano si trasformi in un lazzaretto. Mercoledì, quando la notizia è trapelata, sembrava che l'infezione potesse essere riconducibile a un ospite uscito per un permesso e rientrato malato. Ma l'uomo è stato subito messo in isolamento e quindi non dovrebbe essere lui il veicolo. Sta di fatto che un paio di giorni dopo un detenuto che il mondo esterno non lo vede da tempo e che quindi non può aver importato il Covid dietro le sbarre, ha iniziato ad avvertire i sintomi tipici del coronavirus e ha domandato lui stesso un tampone di verifica. Era positivo e con lui altri diciannove concellini. L'unica spiegazione è che il contagio sia avvenuto per il tramite di un esterno che in via per Cassano entra per lavorare. Settimana scorsa, a quanto pare, un agente è risultato malato. Quale che sia il mezzo di diffusione, resta da capire quali misure adottare per evitare che l'epidemia prenda il sopravvento in un ambiente già di per sé ammorbante.