di Cesare Martinetti
La Stampa, 28 marzo 2025
I filosofi: “L’Occidente è in crisi perché ha sacrificato la società alla finanza e alla tecnocrazia”. Non stiamo assistendo tutti a un film dell’orrore, ma è semplicemente la politica. Una politica oggi dominata dalla paura e orientata da una casta economica che si è impossessata della tecnologia. Elon Musk con il cappellino in testa e il figlio sulle spalle che maltratta nello Studio ovale il presidente degli Stati Uniti è l’emblema di questo processo. L’Europa che dichiara di riarmarsi senza avere una vera idea comune di come farlo ne è il controcanto. Putin che vagheggia il suo sogno imperiale, ma in tre anni non ha vinto la guerra è l’altro protagonista di un mondo in decadenza che ha perso ogni orizzonte di speranza, che non progetta un futuro e che è destinato al vero scontro finale che sarà con la Cina.
Spietati e disincantati i filosofi Massimo Cacciari e Maurizio Ferraris hanno dato vita ieri sera al Circolo dei Lettori di Torino, per Biennale Democrazia, nel ciclo delle Muse Sapienti di Politecnico e Università, a un confronto nel quale si sono lodevolmente spalleggiati per mettere insieme brandelli di speranza e provare ad abbozzare un orizzonte di futuro. Per Cacciari è la politica che “deve governare e indirizzare tecnica e tecnologia che oggi offrono nuove e grandi possibilità di liberazione, un’utopia che può portarci in un bel posto, ma può anche trasformarsi in una tremenda distopia. Siamo arrivati al fondo, si può soltanto rimbalzare”. Per Maurizio Ferraris “bisogna smetterla di guardare all’intelligenza artificiale come un qualcosa fuori di noi che ci minaccia. È un prodotto potentissimo dell’umanità e l’uomo per primo deve prenderne coscienza e metterla al suo servizio”.
Questo finale è parso però a tutti come l’esercizio di un dovere da parte dei due filosofi, una dichiarazione di ottimismo della volontà, dopo che tutta la serata era invece stata dominata dal pessimismo della ragione. Lo stato del mondo, d’altra parte, è quello che è. Cacciari: “Trump non è che il punto di arrivo di una lunga tendenza che rivela una crisi forte dei sistemi democratici incapaci di stare al passo con la rivoluzione tecnologica e col potere finanziario. Trump rappresenta questo processo e non è per niente folkloristico, ma l’espressione di un’America in grande difficoltà. Di qui la politica dei dazi, con una società spezzata in centomila sette e che realizza politiche economiche per difendersi dalla competitività cinese. Se guerra ci sarà, e temo che ci sarà, sarà tra America e Cina non con la Russia. Le politiche protezionistiche sono sempre sintomo di debolezza e non è una buona notizia per l’Occidente”.
Vecchia politica dominata dalla paura, lo stato d’animo più diffuso. Ferraris: “È uno strumento di governo, che viene spinto anche da Musk deformando le funzioni dell’intelligenza artificiale. Sembra un film dell’orrore, ma non è così. Quando il potere si sente debole, agita la paura. Non c’è niente di nuovo. Le analogie storiche sono sempre sbagliate, ma non si può non pensare a Hitler che striglia il presidente austriaco prima di annettere l’Austria. All’epoca, però, tutti avevano una speranza: il comunismo, il New Deal e anche il nazismo per i tedeschi era una speranza. In fondo Hitler, prima di fare la guerra, aveva fatto un miracolo risollevando il Paese. Oggi risulta completamente assente qualunque forza progressista. Tutto quello che promettono questi governi è il ritorno al passato, la Russia, l’America, anche l’Italia. Fanno sognare il ritorno all’età dell’oro”. E c’erano anche altre forme di esprimere il potere: “C’era più pudore - dice Cacciari - oggi c’è un’impudicizia che si esprime in una caduta di ipocrisia ma mette a nudo la crisi dei sistemi democratici. O riconosciamo la realtà o diventerà sempre più esplicita l’impotenza della politica, e la maggioranza dei cittadini penserà che la soluzione sia la Cina o Putin”.
Ci sarebbe l’Europa, parola che si pronuncia e si ascolta ormai da tempo con diffidenza, spesso con sospetto. Ma sentendo parlare di difesa comune non si può non pensare alla storia della costruzione europea. Cacciari: “Tutti gli europeisti hanno affermato la necessità di unione politica nella quale la difesa comune doveva avere un ruolo fondamentale: doveva essere il ponte che connette le due sponde dell’Atlantico, l’Oriente e il Mediterraneo. Questa era la strategia di tutti gli europeisti veri. È clamorosamente fallita. Nei primi anni del XXI secolo abbiamo assistito a una formidabile sinergia tra le politiche dei NewCon americani con il sogno del riscatto imperiale della Russia, perfettamente combinati nel formare le tragedie che stiamo vivendo. Un doppio sogno, il nuovo secolo americano, combinato con la Russia che ritorna agli antichi splendori. Doppio sogno che si è tramutato in una sola tragedia”.
È in grado l’Europa di uscirne? Ancora Cacciari: “È l’unico destino che può avere, non può più sognare un primato economico o scientifico, è in una crisi demografica spaventosa, indice di debolezza e anche mancanza di speranza. Si può discutere a lungo se la moneta unica sia stata una serie di errori. Ma quelli che l’hanno realizzata erano una classe politica che buttava il cuore oltre l’ostacolo, che ha pensato che l’euro avrebbe costituito un’accelerazione verso l’unione politica. Ma poi c’è stato l’allargamento dell’Unione fatto senza discernimento.
Come si poteva pensare a un’unione politica con governi e Paesi nazionalisti e sovranisti? È stata la manifestazione di una élite politica molto debole che dipende dalla potenza dei meccanismi economici finanziari, ontologicamente più debole di quella degli anni Ottanta-Novanta”. In tutto, in Europa, come in America, la sinistra è stata subalterna e dunque responsabile. Ferraris: “Si è concentrata sulla tutela dei diritti dei pochi invece di occuparsi del progresso dei molti, spinti così sulla via del regresso. Non credo che gli elettori di Meloni o Trump siano più stupidi, semplicemente cercano risposte che non trovano a sinistra. Non le troveranno neanche a destra ma vengono rassicurati. È urgente e necessario costruire una narrazione di futuro”.









