di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 agosto 2019
La denuncia del Sindacato Uil-Pa: il repartino dell'ospedale di Cagliari usato come deposito. Il carcere sardo di Uta torna a farsi sentire per le sue criticità. Soprattutto sul campo dell'assistenza della salute mentale. Questa volta, ad avanzare critiche, è stato il sindacato Uil- Pa della Polizia Penitenziaria. Il quartier generale della Uil regionale e nazionale ha fatto visita alla struttura carceraria, attiva da 5 anni, che ha di fatto sostituito Buoncammino.
"È assurdo e abbastanza grave - denuncia Michele Cireddu della Uil-Pa - che i repartini ospedalieri detentivi per quei detenuti che soffrono di problematiche gravi psichiche, realizzati a suo tempo, siano occupati dal nosocomio cagliaritano Santissima Trinità come deposito attrezzi. Sappiamo bene - aggiunge Cireddu - i rischi che i nostri agenti corrono quando purtroppo ci sono situazioni gravi, di ricovero coatto dei malati che soffrono di queste patologie gravi e che necessitano di una struttura apposita".
E così, con il mancato utilizzo dei repartini detentivi psichiatrici nell'ospedale, il problema della cura della salute mentale, diventa particolarmente esplosivo nel carcere di Uta. Perché? Bisogna leggere il rapporto del Garante nazionale delle persone priva della libertà, dove si evince che in questa struttura (considerata una "cattedrale nel deserto" dagli stessi sindacati di polizia penitenziaria) c'è innanzitutto una controversa classificazione degli spazi detentivi: seppur distinti sotto il profilo regolamentare, il Reparto Sai- ricoverati ordinari (20 posti solo maschile) e la "Articolazione per la tutela della salute mentale" (4 posti, anch'essa solo maschile), sono in realtà all'interno dei medesimi spazi e sostanzialmente indistinguibili. Personale, spazi, arredi, strumentazioni sanitarie sono identici. Le stesse stanze di detenzione/ ricovero sono distribuite in maniera non uniforme e senza un apparente criterio, se non quello della disponibilità momentanea di un posto letto.
Secondo l'autorità del Garante è impossibile distinguere le stanze destinate alla "Articolazione per la tutela della salute mentale" rispetto a quelle ricoverate al Sai. Dunque l'osservatore esterno, visitando il reparto, può agevolmente dedurre come l'esistenza della "Articolazione per la tutela della salute mentale" sia sostanzialmente puramente fittizia e non sbaglierebbe, anche perché l'esistenza di tale "Articolazione" è risultata sconosciuta anche al personale sanitario operante nell'unica Rems regionale.
Proprio la questione della salute mentale appare l'aspetto più problematico (a detta degli stessi operatori) dell'Istituto cagliaritano. Basti pensare che nessun tecnico della riabilitazione psichiatrica è in servizio nel carcere cagliaritano; nei periodi festivi un unico psichiatra deve fronteggiare le richieste sia dell'Istituto penitenziario che del territorio.
Anche la presenza di altri specialisti è inferiore ai reali bisogni della struttura ed è continuamente ridotta dalla Azienda sanitaria: la presenza del medico internista, per esempio, nella nuova convenzione con l'Azienda sanitaria è ridotta da 10 a 4 ore settimanali. Un problema che ha messo in allarme anche i sindacati della polizia penitenziaria.










