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di Paolo Rapeanu

cagliarinews.it, 27 settembre 2026

Dietro le sbarre “poche cure”, l’sos: “Il 40% di reclusi è tossicodipendente, ci sono anche malati oncologici e depressi”. La sanità penitenziaria all’interno della Casa Circondariale Ettore Scalas di Cagliari-Uta si trova ad affrontare una situazione di profonda sofferenza gestionale. L’allarme è stato lanciato da Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, che ha raccolto le accorate segnalazioni provenienti dai familiari dei reclusi. Le testimonianze evidenziano ritardi preoccupanti e vistose carenze nella gestione quotidiana delle diverse patologie che colpiscono la popolazione carceraria. Secondo l’associazione, la tutela della salute all’interno dell’istituto sardo non può più essere gestita attraverso interventi provvisori o rinvii trimestrali.

Il quadro operativo dell’istituto penitenziario si è ulteriormente complicato a seguito dell’arrivo dei detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza. Questo recente trasferimento ha comportato un incremento rapido delle presenze complessive, facendo salire il numero dei reclusi da settecentocinquanta a oltre ottocento quaranta persone. L’improvviso aumento dell’affollamento ha generato criticità gestionali e organizzative che non possono più essere ignorate dalle istituzioni competenti. La struttura di Uta si configura oggi come un vero e proprio villaggio penitenziario, all’interno del quale convive un numero elevato di uomini e donne affetti da problematiche di salute complesse e differenziate.

La composizione della popolazione detenuta presenta un quadro clinico particolarmente delicato. I soggetti affetti da tossicodipendenza e da doppia diagnosi rappresentano da soli circa il quaranta per cento delle persone ristrette. A questa fascia si aggiungono numerosi reclusi che manifestano gravi disturbi della sfera psichica e patologie della personalità, tra cui forme psicotiche, stati depressivi profondi, disturbi ossessivo-compulsivi e comportamenti autolesionistici con un elevato rischio suicidario.

Parallelamente, la struttura ospita pazienti affetti da patologie organiche croniche e severe, come malattie oncologiche, disturbi cardiaci, insufficienze respiratorie, obesità e anoressia. La presenza concomitante di tutte queste condizioni sanitarie all'interno di un ambiente sovraffollato rende indispensabile un presidio medico costante e altamente specializzato. L'associazione Socialismo Diritti Riforme ribadisce da tempo la necessità di avviare una revisione globale della sanità penitenziaria nell'isola. Da quando la gestione dell'assistenza medica negli istituti di pena è passata sotto la responsabilità del servizio sanitario regionale, non sono state condotte verifiche approfondite sull'efficienza delle prestazioni erogate, né sono stati programmati interventi strutturali di miglioramento. Nella realtà operativa del carcere di Uta non appare più rinviabile un potenziamento delle cure di medicina generale.

Un altro snodo cruciale riguarda la riorganizzazione dei rapporti con il Servizio per le Dipendenze. L'evoluzione delle problematiche legate alle dipendenze richiede un approccio moderno e flessibile, capace di affrontare non soltanto l'abuso di sostanze stupefacenti tradizionali, ma anche le nuove forme di dipendenza comportamentale. Il coordinamento tra le strutture sanitarie territoriali e la direzione dell'istituto penitenziario deve essere rafforzato per garantire percorsi terapeutici continui e personalizzati, capaci di accompagnare la persona anche durante il percorso di reinserimento.

Il richiamo alle responsabilità istituzionali si fonda sui principi dettati dalla Carta Costituzionale. L'articolo trentadue della Costituzione italiana definisce la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, senza alcuna distinzione legata allo status giuridico della persona. La privazione della libertà personale non deve mai tradursi nella compromissione del diritto fondamentale a ricevere cure adeguate e tempestive. Le istituzioni preposte sono dunque chiamate a svolgere appieno il proprio ruolo di garanti della legalità e dei diritti umani all'interno dei luoghi di detenzione. L'auspicio delle associazioni e delle famiglie è che la Regione Sardegna e la dirigenza sanitaria coordinino al più presto un tavolo di confronto urgente per ridefinire l'assetto della sanità nel carcere di Cagliari-Uta.