cagliaritoday.it, 15 luglio 2026
“Sovraffollamento e carenze sanitarie, serve un intervento urgente”. La visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione nella casa circondariale Ettore Scalas fotografa le criticità dell’istituto: mancano oltre 100 agenti di polizia penitenziaria e l’area sanitaria è sotto organico. Settecento trentadue persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 561 posti. È il dato che emerge dalla visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione nella casa circondariale di Cagliari-Uta “Ettore Scalas”, inserita nella giornata nazionale di mobilitazione che ha coinvolto 34 istituti penitenziari italiani.
Numeri che, alla vigilia dell’arrivo dei detenuti in regime di 41 bis nell’Isola, destinata a diventare un polo di altissima sicurezza, raccontano una situazione di forte pressione: il carcere di Uta ospita attualmente 171 detenuti in più rispetto ai posti disponibili, con una presenza di 31 donne nella sezione femminile. A fronte di questo sovraffollamento, la struttura deve fare i conti anche con una significativa carenza di personale: mancano infatti oltre 100 unità di polizia penitenziaria rispetto al fabbisogno previsto.
La delegazione, composta da rappresentanti di Antigone, dal garante della Città Metropolitana di Cagliari Gianni Loy, da Unasam, Socialismo Diritti Riforme e dalla consigliera comunale di Cagliari Laura Stochino, ha incontrato il direttore reggente Pietro Borrutto, la vicedirettrice, i vertici della polizia penitenziaria, il responsabile dell’area sanitaria e gli operatori dell’area educativa. Durante la visita sono state visitate due sezioni maschili, la sezione femminile e la sezione transito. Dal sopralluogo è emerso un quadro segnato da diverse criticità, a partire dall’assistenza sanitaria.
Sanità sotto pressione: solo due psichiatri per oltre 700 detenuti - Uno dei principali problemi riguarda l’area sanitaria, giudicata gravemente sotto organico. Nel carcere di Uta sono presenti solo due psichiatri per oltre 700 persone detenute, mentre il numero dei medici è ritenuto insufficiente e gli infermieri in servizio sono 22 rispetto ai 40 previsti. Nella sezione femminile, inoltre, viene segnalata l’assenza della figura del ginecologo. “Al termine della visita riteniamo prioritario il rafforzamento dell’area sanitaria, con particolare riferimento alla tutela della salute mentale”, sottolinea la delegazione.
L’isolamento del carcere e le difficoltà per le famiglie - Tra le criticità evidenziate anche la posizione della struttura, collocata in un’area industriale distante dal centro abitato. Il carcere di Uta si trova a circa 23 chilometri da Cagliari ed è collegato alla città con un solo autobus, una situazione che rende più complessi gli spostamenti delle famiglie per i colloqui con i detenuti. Un altro elemento riguarda l’organizzazione della vita interna: in cinque sezioni, oltre alla sezione di alta sicurezza 3, le celle restano chiuse durante il giorno e sono previste quattro ore d’aria. A rendere ancora più difficile la situazione contribuiscono il caldo estivo e la sospensione delle attività scolastiche per la pausa estiva, anche se alcune attività trattamentali proseguono.
“Il carcere deve tornare a essere conosciuto” - La visita rientra nella mobilitazione nazionale dell’Alleanza per l’articolo 27, nata per riportare al centro del dibattito pubblico le condizioni degli istituti penitenziari italiani e ribadire il principio costituzionale secondo cui la pena deve rispettare la dignità della persona e puntare al reinserimento sociale. “L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, ricordano i promotori dell’iniziativa. La giornata ha visto delegazioni entrare contemporaneamente in numerosi istituti italiani con l’obiettivo di fotografare una crisi del sistema penitenziario caratterizzata da sovraffollamento, carenze di personale e difficoltà nell’assistenza sanitaria.










