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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 15 giugno 2021

 

Chiede di essere trasferito nella penisola per avvicinarsi alla famiglia un detenuto serbo di 40 anni, padre di 7 figli, detenuto dal 21 marzo scorso a Cagliari. Finora l'uomo, R. N., in carcere dal 2012, non ha ottenuto risposta dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). La sua situazione è segnalata dall'associazione "Socialismo, diritti, riforme (Sdr)". Il detenuto da 18 mesi non vede i figli minori, di 16 e 10 anni, entrambi con gravi problemi di salute. Riesce a vedere la moglie, che vive a Napoli col resto della famiglia, solo in videochiamata, tre volte al mese.

"Mio marito ha commesso errori che sta pagando con il carcere - dice la moglie, Rosa Cecere, ai volontari di Sdr - ma questo non significa impedire alla famiglia di vivere. Abbiamo due figli minori entrambi sotto stretto controllo medico ai quali sono interdetti i viaggi. Le condizioni economiche non ci permettono di effettuare trasferimenti in Sardegna per i colloqui. In nove anni di detenzione mio marito ha conosciuto 17 istituti di pena. È arrivato a gennaio 2020 a Nuoro dove, caso più unico che raro, ha scontato 16 mesi in regime di sorveglianza particolare (14bis)". Racconta sempre la donna: "A ' Badu e Carros' mio marito è stato vittima di un grave episodio drammatico al vaglio degli inquirenti. Ha rischiato la vita ed è stato trasferito nella Casa Circondariale di Cagliari". Prosegue denunciando che è un uomo spaventato che teme per la propria incolumità e con lui la sua famiglia. "Vogliamo solo che venga avvicinato ai familiari - spiega sempre Rosa Cecere - nella struttura penitenziaria che il dipartimento riterrà più opportuna. I nostri figli ed io, detto per inciso, non abbiamo commesso alcun reato e vogliamo poter contribuire con la nostra vicinanza al suo reinserimento sociale".

Evidenzia l'ex presidente di Sdr, Maria Grazia Caligaris: "Ripropone in termini oggettivi la questione della territorialità della pena. Essere stato un detenuto YoYò per 9 anni, vuol dire che è stato sicuramente un cittadino problematico. Anche il regime di sorveglianza speciale è stato adottato, a torto o a ragione, per intemperanze del carattere. Resta, però, il fatto che è stato trasferito in un'isola che oggettivamente costringe i familiari a spese esorbitanti e li esclude totalmente dal percorso riabilitativo. Ciò a maggior ragione quando in una stessa famiglia ci sono due minori con il riconoscimento del 100% di invalidità".