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ansa.it, 16 settembre 2022

Iniziativa per creare le basi per lavoro e reinserimento. Sette detenute della sezione femminile della Casa circondariale “Ettore Scalas” di Uta potranno seguire un corso professionale di parruccheria. Obiettivo: apprendere le basi di una professione che potrà offrire, una volta terminato di scontare la pena, di svolgere un’attività lavorativa.

È la principale finalità del progetto “Un carcere di genere. Un genere di carcere”, ideato e promosso dall’associazione Socialismo Diritti Riforme con il sostegno della Fondazione di Sardegna e con collaborazione dell’istituto.

Il programma, curato da Francesca Piccioni, titolare di Hair School di Quartu Sant’Elena, prevede un primo modulo formativo, articolato in 8 lezioni ciascuna di 4 ore, per un totale di 32 ore, per conoscere le tecniche di base. Ciascuna detenuta riceverà il materiale necessario per imparare a fare lo shampoo, montare i bigodini, usare il phon o la piastra, utilizzare le tinture per capelli o l’ossigeno per schiarirli.

“Il titolo che abbiamo scelto per questa iniziativa - ha spiegato Maria Grazia Caligaris, socia fondatrice dell’associazione - allude al carcere che vorremmo, cioè un penitenziario da cui si esce avendo acquisito una ‘professionalità’ spendibile nel mercato, e al fatto che le donne detenute purtroppo incontrano oggettive difficoltà ad accedere alla formazione. Uno stimolo per altre analoghe iniziative da parte di enti e associazioni.

“Si tratta di un progetto che non poteva lasciarci indifferenti proprio perché risponde - ha sottolineato il direttore del carcere di Uta Marco Porcu - a quelle che sono le principali finalità della reclusione. Apprendere un mestiere significa usare utilmente il tempo della detenzione e poter rientrare nella società arricchiti di un’esperienza, trovando anche una migliore collocazione sociale. Per le donne questo è ancora più importante perché il saper fare le rende sicuramente più autonome e meno esposte al rischio di ricatti”.