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di Guido Garau

cagliaritoday.it, 10 aprile 2025

Sovraffollamento, psicofarmaci e un sistema sotto accusa: l’inchiesta di Altreconomia illumina le ombre di un Ipm simbolo di un disagio nazionale, dove i ragazzi oscillano tra abbandono e timidi progetti di rinascita. Il carcere minorile di Quartucciu, situato in località Su Pezzu Mannu, nei pressi di Cagliari, rappresenta uno dei tasselli di un sistema penitenziario minorile italiano sempre più sotto pressione, come evidenziato dall’inchiesta di Altreconomia intitolata “La stretta repressiva sui giovani. Dagli Ipm alle comunità-ghetto”. Pubblicata il 1° aprile 2025, l’indagine denuncia una realtà preoccupante: sovraffollamento, ricorso crescente agli psicofarmaci, abbandono dei ragazzi reclusi e una risposta governativa che sembra privilegiare la costruzione di nuove strutture piuttosto che affrontare le radici del problema. In questo contesto, Quartucciu emerge come un caso emblematico, tra episodi di cronaca e timidi tentativi di riscatto.

Secondo i dati riportati nell’inchiesta, il 70 per cento degli Istituti penali per minorenni (Ipm) italiani supera la propria capacità, con un numero di ragazzi detenuti mai così alto. Quartucciu non fa eccezione. La struttura, pensata per ospitare un numero limitato di giovani, si trova spesso al centro di episodi che ne evidenziano le criticità. Ad esempio, il 7 febbraio 2025, un giovane detenuto ha appiccato un incendio nella sua stanza, dando fuoco al materasso. L’episodio, riportato dall’Ansa, ha richiesto l’intervento immediato del personale e della polizia penitenziaria, con due agenti finiti in ospedale per aver inalato fumo. Questo gesto estremo non è un caso isolato, ma riflette un malessere profondo, spesso aggravato dall’isolamento e dalla mancanza di percorsi riabilitativi adeguati.

L’inchiesta di Altreconomia sottolinea come, negli Ipm italiani, si assista a un aumento dell’uso di psicofarmaci per gestire il disagio psichico dei minori, una pratica che sembra sostituire un supporto psicologico strutturato. A Quartucciu, come altrove, i ragazzi si trovano in un limbo: teoricamente, il sistema penitenziario minorile dovrebbe puntare sulla rieducazione, ma nella pratica prevale un approccio custodialistico. La “soluzione” proposta dal governo - l’apertura di quattro nuovi Ipm e di comunità ad “alta intensità” per giovani con problemi psichici - appare come un palliativo che non affronta le cause strutturali, come la povertà educativa, l’esclusione sociale e la carenza di alternative alla detenzione.

Eppure, Quartucciu non è solo sinonimo di crisi. Ci sono spiragli di speranza, come l’iniziativa del “Cammino di Bonaria”, un progetto che ha coinvolto i giovani detenuti nella realizzazione di un murale, inaugurato il 22 marzo 2025. Promossa dall’associazione omonima in collaborazione con la direzione del carcere, questa attività ha cercato di trasformare, almeno per un momento, la struttura in un luogo di aggregazione e creatività. Tuttavia, tali progetti, pur lodevoli, rimangono gocce nel mare di un sistema che necessita di una riforma profonda.

La realtà di Quartucciu, dunque, riflette le contraddizioni denunciate da Altreconomia: da un lato, il sovraffollamento e l’incapacità di garantire un’effettiva rieducazione; dall’altro, la volontà di alcuni operatori e associazioni di offrire ai ragazzi una possibilità di riscatto. Ma fino a quando le politiche nazionali si limiteranno a costruire nuove mura - fisiche e simboliche - anziché investire in prevenzione e inclusione, il carcere minorile di Quartucciu, come gli altri Ipm italiani, rischierà di rimanere una “comunità-ghetto”, lontana dall’essere un ponte verso il futuro per i giovani che vi sono rinchiusi. La sfida, oggi più che mai, è ripensare un sistema che non si limiti a contenere, ma che sappia davvero rigenerare.