di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 28 dicembre 2023
L’azienda ha lanciato Laboratori Rework coinvolgendo tre strutture e 30 carcerati: un mix di lavoro, economia circolare e riscatto. Dopo l’accordo tra ministero della Giustizia e Cnel con imprese, sindacati e associazioni per offrire percorsi di training e lavoro ai detenuti, Il Sole 24 Ore racconterà in una serie di puntate l’impegno delle aziende operative su questo fronte. Il primo caso è quello di Tiscali che ha dato vita a tre laboratori in carcere.
Il mix è costituito da lavoro, economia circolare e riscatto sociale. È la filosofia dei “Laboratori Rework” che Tiscali, azienda di telecomunicazioni con sede alla periferia di Cagliari, porta avanti in tre carceri coinvolgendo una trentina di detenuti tra Uta (Cagliari), Rebibbia e Lecce. Esperimenti in cui la responsabilità sociale dell’impresa riesce a concretizzarsi. Nei tre laboratori allestiti nelle strutture detentive, in virtù del protocollo avviato nel 2020 da Linkem (confluita poi in Tiscali che si è unita al progetto nel 2022) con il Ministero della Giustizia e della Trasformazione digitale, si porta avanti un programma in cui la formazione e il lavoro in carcere viaggiano assieme.
“Per noi questa è un’attività che ha una duplice valenza - premette Massimo Favini, Chief of Staff di Linkem e, a partire dall’agosto 2022, di Tiscali -: da una parte aiuta le persone a riscattarsi e dall’altra fa bene anche all’azienda”. Il motivo è presto spiegato: “Con questa attività siamo riusciti a mettere in piedi un sistema che si regge e funziona ed è in grado di sostenersi anche in futuro con un management diverso”.
Rigenerazione dei modem - I trenta dipendenti che lavorano negli spazi allestiti nella Casa circondariale femminile di Rebibbia “Germana Stefanini” di Roma, e quella di Lecce e Cagliari, si occupano di rigenerare gli apparati elettronici indispensabili per la connessione a internet: i modem che sono presenti nelle case e che permettono la navigazione. Si tratta dell’anello che chiude l’economia circolare di questi dispositivi. Perché una volta recuperati non finiscono in discarica o nei centri per lo smaltimento ma passano attraverso una serie di verifiche e interventi, per essere poi inseriti nel circuito. I detenuti si occupano di testare gli strumenti, quindi ripulirli e sistemarli all’interno delle confezioni prima di consegnarli agli addetti della logistica che provvedono alla distribuzione in tutta Italia.
Risparmio economico, beneficio ambientale - “L’attività ci permette di avere un risparmio notevole - prosegue il manager -: comprarne uno nuovo costa in media 90 dollari, lavorarne uno ritirato dal mercato e rimetterlo nel circuito costa 30 euro. Se questo valore lo moltiplichiamo per 150 mila pezzi si capisce il valore del risparmio, si tratta di un valore che viaggia intorno ai 9 milioni di euro. Una cifra sicuramente molto importante”.
A quello economico si aggiunge poi quello ambientale perché i pezzi recuperati non finiscono tra i “rifiuti” elettronici ma riprendono a funzionare, alleggerendo quindi costi di eventuali conferimenti e smaltimenti. “Questa formula ci ha permesso di reggere anche durante la tempesta perfetta del Covid - racconta Favini che, prima di essere Chief staff a Tiscali e Linkem è stato manager alla Procter&Gamble -, quando sul mercato non arrivavano più apparati ed è cresciuta invece in maniera esponenziale la richiesta. Diciamo che il lavoro dei laboratori ci ha permesso di superare la fase più critica che tutti quanti abbiamo dovuto fronteggiare”.
Un modello rodato che va anche oltre la cosiddetta autosufficienza. Non è certo un caso che nel laboratorio di Rebibbia si porti avanti anche una sorta di attività conto terzi. “Le detenute che operano in quella struttura, oltre che della linea della nostra azienda - racconta ancora il manager - si occupano di rigenerare anche apparati di altre imprese impegnate nel settore”.
Competenze dopo la pena - Per il gruppo imprenditoriale non c’è solo il fattore economico che è sicuramente importante, e le agevolazioni previste dalla legge Smuraglia per chi investe e porta avanti la propria attività nelle strutture detentive, ma anche quello sociale. “L’aspetto positivo è che si riescono a unire le due cose - aggiunge ancora Favini che nel 2001 con l’attuale Ad di Tiscali Davide Rota ha partecipato alla fondazione della compagnia Megabeam Italia S.p.A. - perché si creano anche delle competenze che possono essere utilizza dopo aver scontato la pena. Noi stessi alcune persone le abbiamo assunte e ora lavorano con successo”.
E c’è anche qualche caso particolare: “Un detenuto di Lecce quando è uscito è stato assunto, è venuto a Roma e si è occupato di tutta la logistica che alimenta i laboratori e quindi la lavorazione - argomenta -. Poi si è presentata una opportunità interna per ricoprire l’incarico di responsabile area commerciale cui hanno partecipato in dieci. È risultato vincitore e ora si occupa di questo settore”.
Una doppia vittoria, come sottolinea Favini, dato che “una persona, proprio con il lavoro e l’impegno è riuscita a tornare alla vita normale dopo aver pagato il debito con la società”. “Diciamo pure che non siamo solo una macchina che deve fare profitto ma riusciamo a svolgere un ruolo importante per la società e le comunità”.










